Che nostalgia per Gorni Kramer e le «operine» di Nino Rota

Se è vero che «la storia siamo noi», nulla di meglio, per recuperare - anche nell’èra di Fabri Fibra e del temuto ritorno dei Take That - le nostri radici musicali, di una serie come Via Asiago 10: vetuste registrazioni radiofoniche riproposte su cidì e dedicate ad alcuni tra i massimi talenti della canzone e del jazz. Serie ricca di materiale sostanzialmente inedito, come in The smile of swing, protagonista uno smagliante Gorni Kramer, e I due timidi, operina di Nino Rota su libretto di Suso Cecchi d’Amico, abbinata a una Sonata per viola e pianoforte eseguita dal grande William Primrose e da David Stimer. Fa tenerezza ritrovare un Kramer ironico, non troppo intonato ma sempre geniale, che canta se stesso, rievoca la propria carriera e suona la fisarmonica alla sua maniera impagabile, in bilico tra l’aritmetica del jazz e l’immediatezza della canzone. Accogliendo al suo fianco Jula de Palma, Teddy Reno, Paolo Bacilieri, Lelio Luttazzi, Felice Chiusano dei Cetra, e omaggiando Armstrong, Garinei & Giovannini, gli Strauss, la Reginella campagnola di Di Lazzaro e perfino l’Amleto.
Con Rota si passa invece alla musica colta, con interpreti allora di grido come il tenore Alvinio Misciano e il soprano Bruna Rizzoli. In I due timidi il compositore prediletto da Fellini sprigiona verve e stile da opera buffa, con orchestrazioni dove il linguaggio rigorosamente tonale s’ammanta di spiazzante modernità, e così il generoso, imprevedibile fluire del canto. La Sonata, scritta nel ’34 e qui registrata nel ’53, accoglie poi echi vivaldiani e armonie tardoromantiche in un decorso fatto di affettuoso lirismo, inventiva inesausta e raffinatezza estrema.