Che nostalgia l’opposizione dei duri e puri

Bruno Ferrante, dunque se ne va. Battuto da Letizia Moratti, l'ex prefetto ed ex candidato sindaco del centrosinistra preferisce abbandonare il Consiglio comunale e il ruolo, che definirei costituzionalmente implicito e politicamente doveroso, di capo dell'opposizione per un posto nell'alta burocrazia romana. L'Ulivo glielo doveva, dopo averlo sacrificato sull'altare di palazzo Marino per quell'incapacità, di cui ora prende finalmente atto, di scegliere un candidato forte per Milano. E ora chi è il capo dell'opposizione in Consiglio comunale? Be', affari loro. Resta comunque la sensazione che Ferrante continui a fare brutte figure, prima candidandosi a sindaco dove era prefetto, ora ignorando il conseguente dovere politico-istituzionale. D'altra parte, per restare a sinistra, anche Dario Fo, che pure capeggiava una lista per palazzo Marino, si è immediatamente dimesso dopo l'elezione: a lui interessava solo raccogliere un po' di voti «contro». Non è serio. E allora onore al compagno Basilio Rizzo, che da una ventina d'anni si fa eleggere per stare su quei banchi a fare opposizione dura, magari giustizialista, forcaiola e da quell'estremista che è sempre stato, ma resta lì e non aspira a fare il sindaco, non si candida al Parlamento né al Consiglio regionale. E, se permettete, onore anche al cavaliere Silvio Berlusconi il quale, nonostante qualche altro impegnuccio, resta a palazzo Marino, non si dimette, cerca di esserci il più possibile, e anzi fa sapere che lui a rappresentare i milanesi ci tiene molto. E, d'altra parte, onore anche all'ex sindaco Gabriele Albertini che, nonostante Berlusconi lo abbia letteralmente implorato di candidarsi come consigliere per mettere in gioco il consenso di cui ha goduto fino alla fine del suo mandato, ha declinato l'invito con una determinazione che rasentava la scortesia perché, diceva, «so che non potrò fare come vorrei il mio dovere di consigliere comunale, e io non sono il tipo che si fa eleggere per poi dimettersi». Ecco, Albertini no, non è quel tipo. Rizzo neppure. Ferrante e Fo, sì: loro si fanno eleggere e se dopo la situazione non è quella che speravano, piantano tutti, anche quelli che si sono dati tanto da fare per loro, e se ne vanno.