Che orrore la caccia ai gatti in Svizzera

Il Paese è molto civile verso gli animali: ma consentire ancora di sparare ai randagi è un passo indietro. La petizione non ferma una pratica crudele. Gli elvetici sono molto generosi anche con i circhi che usano bestie

Come si può affermare che Svizzera, Austria, Germania non siano paesi civili? Infatti non è così. Si tratta di nazioni che indubbiamente hanno basi sociali (scuola, sanità, diritti civili) solide come le piramidi. Se però prendiamo il benessere animale, come pietra di paragone della civiltà di un popolo, anche per questi antichi territori dell’Europa centrale, assistiamo a legislazioni avveniristiche accanto a dettami di legge che sembrano emergere da un oscuro passato.

Mentre la Svizzera è stata tra i primi paesi al mondo a decidere che gli animali avviati nei mattatoi debbano essere tutti storditi prima della iugulazione, senza eccezioni pretese dai vari credi religiosi, allo stesso tempo non cede di una virgola sulle leggi che regolano le soste dei circhi che utilizzano animali. In questo si dimostra assai generosa nei confronti dei circensi e ignora le richieste che vasta parte della popolazione, guidata dagli animalisti elvetici, indirizza al governo, stanca di vedere leoni spelacchiati soffrire sotto il tendone. Oggi gli animalisti, e buona parte della cittadinanza elvetica, apprendono che la lotta per salvare i gatti dalle «canne fumanti» è stata inutile.

Luca Barthassat, deputato del cantone di Ginevra, si è dannato l’anima per aiutare i ragazzi di Sos Chats nella loro battaglia volta a fermare il massacro dei gatti «randagi». Niente da fare. Neanche l’icona di Lara Croft, nella sua veste di gattina con la zampa alzata e la faccina malinconica, è riuscita a far valere le ragioni sostenute da una petizione forte di quasi 14mila firme, inviata al Bundesrat, il Consiglio federale. La richiesta riguardava l’abolizione del permesso di caccia ai gatti fuori dalle abitazioni, che vengono considerati «randagi». Niente da fare. Il Consiglio federale ha guardato le aride cifre. In Svizzera ci sono oltre un milione di gatti, che zampettano sul territorio nazionale. Troppi e troppo liberi per le campagne di minacciare uccelli, piccoli mammiferi e rettili.

Così come accade per i corvidi (gazza, ghiandaia, cornacchia), troppo aggressivi, numerosi e invadenti per le altre specie, anche il gatto è considerato un «nocivo», come da noi trent’anni fa. Le autorità poi hanno risposto di temere che i gatti liberi si riproducano con altri gatti più selvatici, dando origine a malattie epidemiche che potrebbero minacciare l’esistenza dello stesso gatto domestico. Evidentemente in consiglio ci sono diversi estimatori di fantascienza.
Barthassat, assieme al testimonial Croft, ha tentato una manovra diversiva. «Consentiamone l’abbattimento solo in caso di allarme sanitario, come un’epidemia di rabbia». «Nein», niente da fare, sono i singoli cantoni a decidere e loro hanno deciso che, epidemie a parte, il gatto «rinselvatichito» possa essere fucilato sul posto, sempre a debita distanza dalle abitazioni, esattamente come avveniva un tempo in Italia, quando la fauna selvatica era res nullius (cosa di nessuno) e non res comunitatis, come è adesso.

Oggi, nel nostro paese, il gatto è considerato un animale «libero» e come tale può zampettare in campagna o nelle parti comuni dei condomìni, senza che nessuno lo tocchi. «È così da qualche anno anche in Francia» ha tentato Barthassat. «Nein», non ce ne frega niente. I francesi a casa loro facciano quello che vogliono e non ci devono in segnare niente visto che ingozzano le oche fino a fargli scoppiare il fegato. «Ma i pallini spesso feriscono il gatto che muore dopo una lunga agonia», ha tentato disperatamente Barthassat. «Nein», i nostri cacciatori sono come Guglielmo Tell. Mira infallibile. «Ma come si fa a riconoscere se un gatto è di proprietà o di nessuno?» ha giocato l’ultima carta il deputato. «180 metri da casa. Oltre, è gatto di nessuno».

Non si possono certo paragonare, alla decisione elvetica, la corrida spagnola, le fattorie degli orsi cinesi, il massacro dei cani randagi rumeni, il gavage delle oche francesi, ma se è il principio che conta, la strada è ancora lunga, anche nei paesi civili.