Che orrore i vampiri a letto

L’errore è considerare il fenomeno cinematografico di Twilight solo come il frutto di una tipica isteria adolescenziale. Bastava fare un giro, lunedì sera, intorno al Nokia Theater di Los Angeles, in occasione dell’anteprima di Twilight Breaking Dawn - parte 1 (da oggi nelle sale), per rendersi conto che ad impazzire per il volto emaciato e monoespressivo di Robert Pattison o per i pettorali, declinati in varie angolature, di Taylor Lautner non sono solo le tredicenni con brufoli incorporati e dita infiammate da eccesso di invio di sms ma anche fior di mamme pronte ad offrire il loro collo (e non solo) ai denti del vampiro Robert e nonne ringalluzzite da quel pezzo di marcantonio di licantropo che risveglia in loro il ricordo del bel tempo che fu. Tutte lì a gridare il loro amore (non sono mancate richieste di matrimonio tramite cartelli) e la loro cultura in materia (ci sono signore ottantenni che possono spiegare per filo e per segno la differenza tra vampiri Volturi e Denali); tutte compatte a venerare, come madonne pellegrine traslate su tappeto rosso, i protagonisti di questo Romeo e Giulietta (ci perdoni il Bardo) in salsa social network. Così è se vi pare. Sono arrivate a campeggiare notte e giorno nell’area vicino al Nokia pur di conquistare quel braccialettino che permetteva loro di vedere da vicino Robert Pattison in completo grigio, Taylor Lautner in blu e Kristen Stewart, con spacco vertiginoso (anche i maschi al seguito han diritto alla loro parte), costretta, dalla lunga processione sul red carpet, a togliersi le scarpe con tacco altissimo e ripiegare su più comode scarpe da tennis. Come avviene, del resto, nel film, durante i preparativi del matrimonio cinematografico del secolo.
Già, il film. Non si può certo prescindere dalla pellicola perché se milioni di ragazze e donne di ogni parte del pianeta sono letteralmente impazzite per il duo Robert&Taylor, lo si deve sia al boom in libreria dei volumi di Stephenie Meyer (116 milioni di copie vendute in tutto il mondo), sia, soprattutto, alle loro trasposizioni cinematografiche, fatte uscire immancabilmente a novembre (non a caso, il mese dei morti, in perfetto sintonia, cioè, con la loro recitazione), che hanno fruttato, nei primi tre episodi, al botteghino, la bellezza di oltre 2 miliardi di dollari in tutto il mondo (senza dimenticare gli oltre 25 milioni di Dvd e Blu-Ray venduti). Altro che manovra finanziaria. Così, volevi perderti l’occasione di sprecare l’ultimo tomo, dove tutto si compie, liquidandolo in un solo film? Sia mai. Come Harry Potter ci ha insegnato con il suo epilogo, due incassi «is meglio che uan» e così han pensato, giustamente, di suddividere Breaking Dawn in due parti per la gioia delle fan, ben felici di prolungare, ancora di qualche mese, l’estremo saluto, su grande schermo, ai loro beniamini. La settima arte, sentitamente, ringrazia.
Quanto alla sceneggiatura, a qualcuno verrebbe in mente di lamentarsi di una sceneggiatura che in comicità batte di anni luce gli ultimi tre cinepanettoni? Chissenefrega, insomma, se il sangue, alla esangue Bella, viene somministrato in bicchieroni da fast food con cannuccia; o se il vampiro, mentre fa all’amore con Bella, dopo averla riempita involontariamente di lividi a causa della sua forza, le pratica un massaggio cardiaco senza romperle la cassa toracica? L’importante è che, dopo meno di due minuti, il bel Taylor Lautner, ricevuto l’invito per le nozze di Edward e Bella, si tolga la t-shirt per la rabbia restando qualche momento ad addominali nudi ben in vista, facendo così scattare l’applauso automatico in sala. Il mingherlino Robert Pattison, invece, che non può certo gareggiare come fisico con il rivale, viene inquadrato, quando si spoglia durante l’attesa luna di miele, a distanza di sicurezza moltiplicando, invece, i primi piani del suo bel viso. Insomma, qui non si tratta di cinema ma di marketing, ottimamente sviluppato. L’importante è averlo ben chiaro.