Che ovviologia videochiamare e poi cibovagare. Mi fa orrorezza

Che pazza Italia. Dovunque ti giri è pieno di pashminati, social-chic e scatolettisti, gente per cui non è facile scolpevolizzare un sorellicidio. L’altra sera un valentinico prodizzato ippomontato ha messaggiato una tipa dolcevitosa, chiaccherosa e marilynizzata. Che però gli ha detto albertosordianamente: non esco con un veteroeuropeo post-tragico affetto da berlusconite. Poi l’ha videochiamata un cyberdissidente demorattizzato e lei si è divanata con il verbiparo. Sono usciti avvolti in giubbotti crioprotetti, hanno cibovagato un po’, quindi si sono attovagliati in una post-trattoria non troppo stellata. Lui le ha detto che ammirava la sua biondaggine. Lei ha parlato per un breveperiodismo di come bonsaizzare la sua casa. Nel locale è entrato anche un accertatore ecologico in aliquota etica, accompagnato da un diversabile. Lei ha detto: che ovviologia, mi fa orrorezza.
Non è l’opera di un giornalista ubriaco, ma di tanti giornalisti apparentemente sobri. Questi neologismi sono infatti apparsi su trentanove giornali italiani negli ultimi due anni. Li hanno raccolti due volenterosi linguisti in 2006 Parole Nuove (Sperling&Kupfer, pagg. 508, euro 22), dando vita a un curioso dizionario che annovera appunto duemilasei neologismi. Giovanni Adamo (ricercatore di linguistica presso il Cnr e professore a contratto alla Sapienza) e Valeria della Valle (che insegna linguistica italiana alla Sapienza) tra il 2003 e il 2005 hanno sfogliato ogni giorno quotidiani piccoli e grandi, provinciali e metropolitani e di diverso orientamento alla ricerca di espressioni o parole nuove usate da politici, economisti, commentatori, cronisti, scienziati e sportivi, personaggi della cultura, dello spettacolo e della moda.
Quelli che a scuola qualsiasi maestra avrebbe segnato con una doppia riga blu (errore grave, un punto in meno) diventano nei giornali espressioni permesse. Sono brutte, non c’è dubbio. Però poi ci si fa l’abitudine. Lo fanno notare anche gli autori nell’introduzione: «Già Denis Diderot, ideatore della prima grande enciclopedia dell’età moderna, aveva notato che ogni parola nuova produce all’orecchio di chi l’ascolta un effetto di sorpresa e insieme di disagio, che solo il tempo può lenire». Le parole che supereranno l’esame dell’orecchio, saranno registrate dai prossimi aggiornamenti dei dizionari.
Molte sono invece destinate a perdersi per la strada. E meno male. Perché se è vero che la lingua è un organismo vivente che cambia e segue (e spesso anticipa) i cambiamenti della società, è anche vero che la varieganza andrebbe lasciata sulla bocca di Paolo Bonolis piuttosto che inserita in un vocabolario.
caterina.soffici@ilgiornale.it