Che paura il mondo in mano ai banchieri

di Francesco Forte

Le dimissioni di Jurgen Srark dalla Bce ufficialmente per motivi personali, ma stando alle sue dichiarazioni generiche, per il suo dissenso sulla politica della Bce ha generato una tempesta finanziaria, con la caduta della borsa in tutta Europa. E lo spread fra i titoli pubblici italiani e quelli tedeschi è balzato a un livello precedente a quello della manovra aggiuntiva, effettuata su suggerimento del presidente della stessa Bce, Jean Claude Trichet. In serata lo spread è disceso in un’area meno turbolenta, a causa anche di qualche acquisto della Bce. Herr Sstark si è fatto da se. E è un ex funzionario dell'amministrazione finanziaria della Germania, che ha poi fatto parte di consigli di amministrazione di imprese pubbliche tedesche e infine è stato promosso banchiere centrale europea e da cinque anni capeggiava l’ufficio studi della BCE pur non avendo qualificazioni scientifiche (al Fondo monetario il capo dell'Ufficio studi è generalmente un professore d'università specialista in macro economia e moneta).
Adesso si è dimesso perché ritiene che sia sbagliato che la Bce compri titoli greci, sostenendo che ciò comporta una pressione inflazionistica, il che è errato data la modestia della finanza greca sul totale dell'euro zona. Ma Herr Stark non scende nei dettagli. Le sue affermazioni sono perentorie, chiassose. È probabile che nutra ambizioni politiche o parapolitiche e che li suo gesto plateale, gli serva per svolgere un ruolo in Germania. Poteva dare le dimissioni di domenica, a borsa chiusa. Ha preferito la piazzata. I banchieri, così, hanno colpito ancora. Curiosi personaggi questi signori, arrivati ai vertici dell'alta finanza, con il loro ego che è diventato un super ego, che maneggiano il denaro e i titoli dei risparmiatori senza rendersi conto che su di essi, idealmente, c’è la scritta «fragile-maneggiare con cura». I banchieri (da non confondersi con i bancari) con i loro prestiti spensierati su carte di credito e ad acquirenti di immobili insolventi e con le loro compra vendite «derivati», fatte per lucrare sulle commissioni, sono la causa principale della crisi a mondiale e dei guai dell'Europa e dell'Italia. In questi anni hanno contribuito non poco a ritardare la ripresa, rifiutando di rendere trasparenti i bilanci dei loro istituti e di effettuare aumenti di capitale adeguati.
Mentre fanno errori ed omissioni, si «impancano» a cercare gli errori altrui. I loro bilanci e le loro condotte sono opachi, ma chiedono chiarezza e rigore nei conti pubblici. In passato -come il grande Raffaele Mattioli - si dedicavano alla cultura umanistica, secondo la migliore tradizionale rinascimentale Adesso hanno due manie, quella di sembrare degli economisti e quella della politica.
Un caso tipico come è Alessandro Profumo, dimissionato da Unicredit (per altro con una favolosa liquidazione). Questa in effetti è la banca italiana che più si trova in difficoltà, essendo cresciuta molto con ambiziose operazioni di fusione, senza adeguati parametri patrimoniali. Nonostante questi errori (o sviste), Profumo ora dà lezioni di politica e di economia e si prepara a capeggiare un governo tecnico o a farne il ministro dell'economia.
E così alla vigilia della approvazione della manovra finanziaria ha dichiarato che essa non è adeguata nella quantità ed è assolutamente insostenibile, ha aggiunto che serve una patrimoniale molto rilevante per risolvere lo stock del debito e che «stiamo ballando sull’orlo del baratro». Bum. Mentre i banchieri coltivano la loro ambizione e si pettinano davanti lo specchio, i risparmiatori debbono stare attenti a non dar loro troppo credito, quando pronunciano queste frasi. Questi personaggi dovrebbero fare come i cardinali nel concistoro «cucirsi la bocca». Se questi sono i «tecnici», molto meglio i politici.