Ma che perla di donna: sembra dolce e lo è davvero

La signora della luce, misteriosa e iridescente come l'ostrica vista dall'interno, un'incantevole creatura femminile. «Una perla di donna» taglia corto Armani subito dopo aver fatto sfilare la più impeccabile delle collezioni per l'estate 2012. Stavolta lo stilista-imprenditore recepisce e supera tutte le tendenze di stagione: dalle lunghezze riviste in chiave soft ai colori apparentemente trasfigurati dai riflessi dell'acqua, passando per quella voglia di un'immagine più dolce e meno aggressiva che qualcuno ha risolto con il ritorno agli anni Venti e altri hanno sintetizzato con un nuovo uso del plissè. Re Giorgio focalizza la sua ricerca nelle pieghe dell'emozione senza comunque abbandonare quel rispetto della modernità che è la sua miglior cifra stilistica. «Una dolcezza convinta, la dolcezza delle donne di oggi» dice infatti mentre ancora scrosciano gli applausi in sala. La sfilata comincia con una serie di tailleur dalle giacche tagliate in sbieco, morbide e fluide come non mai però allacciate da un unico bottone che riporta l'attenzione sul punto vita. Sotto succede di tutto, un sapiente gioco tra tagli e asimmetrie che regalano nuove proporzioni alla figura femminile. Per esempio sotto alle corte gonne dall'orlo asimmetrico compaiono dei sottili pantaloni con un piccolo spacco davanti «fatto apposta - spiega Armani - per donare il senso della nudità della gamba senza mostrare nulla di troppo». A questa geniale soluzione che consente di evitare quella lunghezza sotto al ginocchio che parla il linguaggio del pudore, ma invecchia inesorabilmente qualunque donna, fanno da contraltare le spalle scoperte dalle danzanti bluse da giorno, ma soprattutto dai vestiti da sera lunghi fino alla caviglia. L'incanto comincia con tre divini bustier sui toni madreperlati del verde, del grigio e dell'azzurro. Da qui in poi c'è come un crescendo rossiniano di splendore che si conclude nel gran finale con le modelle che sfilano nella stessa posizione delle Tre Grazie del Canova presentando altrettanti capolavori interamente ricoperti da cristalli iridescenti come le perle più preziose del mondo. «Per carità, non parlate delle tre grazie» esclama lui come se fosse possibile pensare alla volgare definizione di Grazia, Graziella e quanto segue dopo aver visto una sfilata così. Basterebbero i colori (una sinfonia di toni che vanno dal grigio delle perle di Tahiti all'infinita varietà cromatica delle Australiane) per far capire che non c'è niente di più nuovo e vincente della dolcezza e della buona educazione.
«Non dimentichiamo la cultura» avvertono Tomaso Aquilano e Roberto Rimondi che, l’altra sera, han fatto sfilare un’indimenticabile collezione ispirata al Rinascimento italiano. Il tessuto diventa così forma pura su cui riportare stampe o ricami con volute di capitelli, i chiaroscuri del marmo, la sensualità delle statue. «Tutti i modelli si risolvono con una zip» avvertono i due stilisti, in omaggio alla teoria di Oscar Wild per cui la semplicità è l’ultimo rifugio del complicato. Dello stesso segno l’ottimo lavoro di Luisa Beccaria su abiti che si possono portare dal mattino alla sera, un’eleganza sussurrata e al tempo stesso confortevole per donne in viaggio dalle isole del Mediterraneo che poi approdano in Spagna attraverso la Francia. Marco Di Vincenzo, talentuoso designer cresciuto nell’ufficio stile di Fendi, pensa all’Olimpo visto dal colore. Per cui tutti i modelli in maglia bianca come il marmo delle statue greche, vengono aerografati a mano con le tinte dell’Egeo. Nel caso dell’abito che ricorda la corazza di Minerva c’è anche una placcatura laminatache da sola costa 50 ore di lavorazione.
Nella collezione di Alessia Giacobino, stilista del marchio Jo No Fui, c’è l’idea della donna che camminando lascia una scia di profumo, del classico party in piscina, del glamour tropicale e dell’assoluta femminilità di una camicia maschile dal colletto scoperto di cristalli briolet.