Che record: otto film insieme per l’ex sex symbol d’America

Silvia Kramar

da New York

A sentire lui, la sua lunga carriera ha attraversato molte fasi alterne: all’inizio, quando faceva l’attore tv a New York (mantenendosi come cameriere in un ristorantino italiano) i produttori dicevano: «Chi è questo Burt Reynolds?». Poi, mentre il successo ne faceva la prima star di Hollywood, gli studios avevano esclamavano: «Vogliamo soltanto Burt Reynolds». Col trascorrere degli anni, i registi erano passati da «Scritturatemi un tipo alla Burt Reynolds» a «Voglio uno come Burt Reynolds, ma più giovane». E infine, negli anni bui a partire dal 1995, era ricominciato tutto da capo: «Chi è questo Burt Reynolds?».
Ma lui, il protagonista di celebri film come Un tranquillo weekend di paura, Quella sporca ultima meta e Boogie Nights, non si è mai arreso e oggi, a sessantanove anni portati con un sex appeal incontestabile e una chioma argentata, sta attraversando un incredibile revival. Nei prossimi mesi apparirà in ben otto pellicole e non c’è producer, a Hollywood, che non lo voglia scritturare. E proprio in questi giorni ha cominciato le riprese del nono film, Instant Karma, in cui avrà a fianco Pierce Brosnan che uscirà l’anno prossimo.
A farlo piacere al pubblico, oggi, è la sua storia di uomo che, all’alba del suo settantesimo compleanno, porta le sconfitte come medaglie, senza nascondere nulla. Né i suoi due falliti matrimoni (con l’attrice inglese Judy Carne dal 1963 al 1965 e poi con Lori Andersen, dal 1988 al 1993) finiti con altrettanti divorzi, né le sue scelte sbagliate: aveva rifiutato Trappola di cristallo, diventato il trampolino di lancio di un giovane Bruce Willis, quindi il posto di Sean Connery, nella leggendaria serie di James Bond e infine la parte di protagonista di un film che era stato scritto proprio per lui: s’intitolava Voglia di tenerezza e il regista James L. Brooks, disperato, aveva offerto il ruolo a Jack Nicholson, mentre Reynolds si era buttato sul set di La corsa più pazza d’America n.2, uno dei primi grandi fiaschi di una lunga serie culminata, nel 1995 con il mediocre Storia di Ruth.
Sembrava, allora, che Reynolds fosse una star sulla via del tramonto: aveva appena dichiarato bancarotta per dieci milioni di dollari. Ma l’uomo, nato in un paesino della Georgia (Waycron), figlio di madre italiana e di padre mezzo sangue Cherokee e irlandese, l’ex ragazzo che era stato un campione di football per la squadra dell’Università della Florida, e che aveva dovuto smettere di giocare dopo essersi fratturato un ginocchio, non aveva ancora finito di stupire.
Il primo dei suoi otto film è appena uscito nelle sale americane: s’intitola The Longest Yard ed è una storia, divertente, di football con Chris Rock e Adam Sandler, diretto da Peter Segal. Le critiche sono state ottime. Vi sono poi due film in cui sarà il protagonista: Cloud Nine, nel quale interpreta un personaggio molto vicino alla realtà, un’ex star hollywoodiana che, per fare soldi, mette in piedi una squadra di pallavolo composta da spogliarelliste, e Forget About It, il cui copione è ancora segreto. Gli altri film, che usciranno tra l’estate e l’autunno sono: The Perfect Fit, End Game che è la storia di un agente segreto e un giornalista che devono scoprire chi ha assassinato il presidente degli Stati Uniti, il remake del vecchio The Duke of Hazzard, Grilled, una commediola vecchio stampo e per finire Delgo, accanto a Val Kilmer e Ann Bancroft. A vederlo, sembra difficile pensare che proprio trent’anni fa Reynolds era stata la più grossa star americana: per cinque anni consecutivi (1978-82) era stato il numero uno ai botteghini, un record che nemmeno Tom Cruise è riuscito a superare.
«Era l’uomo perfetto per gli anni Settanta» spiega Karla Hidalgo che ha prodotto un documentario sul Watergate. «C'erano anche Al Pacino e James Caan, ma solo Burt era duro, virile e divertente al tempo stesso». Dopo aver posato quasi nudo per la rivista Cosmopolitan, Burt Reynolds era diventato il sex symbol americano da esportazione. «E oggi chi c’è che possa rivaleggiare con il Burt trentenne?» prosegue la Hidalgo. «Matthew McConaughey è troppo bellino, George Clooney gli si avvicina, ma non lo vedo che si prende a cazzotti».
A sessantanove anni Reynolds si sottopone ancora, come ha sempre fatto, a tutti le scene più audaci senza stuntman: uno dei suoi film più divertenti è quello intitolato Why My Back Hurts («Ecco perché mi fa male la schiena»), nel quale ha raccolto tutti gli stunt finiti male: e sono tanti. Ma il suo «sangue caldo» non tende a invecchiare.