Che rischio c’è che una banca possa fallire?

Il rischio che una banca, in Italia, possa fallire è remoto. Questo grazie anche all’efficienza degli interventi di tutela della stabilità del sistema attuati dalla Banca d’Italia. Dal 1987, anno di istituzione del Fondo di tutela sui depositi, gli interventi di questo sono stati soltanto sei, e l’ultimo, riguardante il salvataggio della Sicilcassa, risale al 1997: il Fondo intervenne con 500milioni di euro, mille miliardi di allora. Gli altri interventi hanno riguardato la Cassa di Prato, la Banca di credito di Trieste, la Banca di Girgenti, il Banco di Tricesimo e il Credito commerciale del Tirreno. Solo nel caso del piccolo Banco di Tricesimo, si è provveduto al rimborso a sportello. Negli altri casi, si è fatto uno «sbilancio di cessione», facendo prendere in carico la contabilità della banca dissestata da un istituto più grande, assistito dal Fondo per le cifre necessarie. Il passaggio da una banca all’altra è sempre avvenuto tra il venerdì e la domenica, per dare continuità alle attività, evitando panico agli sportelli. Il Fondo ha facoltà di raccogliere le risorse necessarie dagli aderenti con addebito automatico, in 48 ore. Le banche possono fallire per malversazione o per crisi di liquidità: caso, quest’ultimo, che può essere innescato dal ritiro contemporaneo del denaro da parte di una massa di correntisti.