Che schifezza questi e-book, non hanno effetti speciali

Benvenuto e-book! Mah, per quel che mi riguarda, al momento, come è venuto può tornarsene a casa. Certo, un po’ di risparmio non fa mai male. La scorsa settimana, conoscendo per sommi capi l’opera di Hugo von Hoffmansthal l’ho acquistata per intero in formato digitale. Con il risultato che mi sono reso conto che con Hoffmansthal non si va da nessuna parte, è un genio di un mondo ormai defunto. Un centinaio di euro spesi per nulla? Chissà: carta canta, canterà quando ne avrò bisogno. Ma l’e-book sa cantare? Per lo meno, mi canterà l’opera senza necessità di leggerla, direttamente per via auricolare?
Signore e signori, finalmente, nell’Italia giurassica giunge l’e-book: rubriche giornalistiche spuntano sotto l’ombra telematica, i grandi transatlantici editoriali (Rizzoli, Feltrinelli, Mondadori e Mauri-Spagnol) hanno annunciato che per Natale una discreta manciata di migliaia di tomi finirà sullo schermo. Per ora, da qualche libreria on line è già possibile scaricare i volumi su Mac, Pc, iPod e quel che vi pare. Come è prevedibile, regna, nell’incerto, la più laida democrazia: potete leggere Amélie Nothomb ma anche Charles Baudelaire, Diego Crivellari e Fioretto Natale (chi sono questi due?) insieme con Emily Dickinson. Baudelaire costa 2 euro e 90 centesimi, mentre un romanzo «nuovo di pacca» costa tra i 6 e i 9 euro (grosso modo la metà del cartaceo).
Per quel che mi riguarda, gli e-book dovranno essere come i dvd: ricolmi di effetti speciali e di contenuti altrettanto speciali. Esempio: se scarico Amleto voglio in digitale l’anastatica del primo in-folio, la registrazione di una resa teatrale classica, e magari il più bello tra i film tratti dal capolavoro di Shakespeare. Allo stesso modo, se mi metto in tasca un e-book che riproduce un libro di questi tempi, chessò, un Philip Roth, voglio ascoltare la sua intervista più clamorosa, leggere i suoi articoli più sapidi, insalivarmi la bocca con alcuni brandelli dei suoi saggi. Il condimento contemplerà un giudizio critico aureo (Harold Bloom, per dire) e uno nostrano (fate voi, un nome vale l’altro); tra l’altro, sarei curioso di sapere dal traduttore come ha tradito lo scrittore. Dunque, contando ciò che dovrebbe essere e paragonandolo a ciò che è in questo momento, l’e-book costa tantissimo, offre pochissimo. A ridurre in formato pdf un libro riesco pure io, con Massimiliano Parente ci scambiamo i rispettivi capolavori in pdf.
Ma questo è ancora il regno di mezzo, né ducato della tecnologia, né contea della carta stampata, per cui la sintesi dell’e-book è ancora, francamente, un’oscenità. Eppure, resto un fan dell’e-book nella speranza che: a) i supermarket del libro falliscano tutti; b) lo scrittore, privo di procuratori e di agenti dei servizi segreti letterari, torni solo come un cane a farsi da sé; c) alcuni magnetici gruppi editoriali implodano lasciando come strascico un fiotto di saccenti macerie. In questo panorama asfittico più che apocalittico vincerà, come sempre, chi è più solidamente creativo.