«Che sorpresa i tre film a Venezia E sono felice anche in amore»

Alla Mostra del Lido quasi una celebrazione per l’attrice tornata al cinema dopo tanto teatro

da Milano

Rischia di essere lei la regina della 65ª Mostra del Cinema di Venezia. Presente in ben tre film, due dei quali in concorso, Un giorno perfetto di Ozpetek e Il seme della discordia di Corsicato, e uno, La fabbrica dei tedeschi di Calopresti, nella sezione Orizzonti, Monica Guerritore torna al cinema dopo anni in cui si è dedicata al teatro portando in scena donne indomite come Giovanna D’Arco, Teresa D’Avila e la Signora delle Camelie. Sulle orme delle quali l’ex 14enne che esordì con Strehler ha conquistato una sua coraggiosa autonomia, dapprima nella dimensione personale e adesso, in via ufficiale, sul grande schermo.
Un’estate aspettando Venezia dove recita in tre film. Felice?
«Sì, come per tutte le cose che arrivano improvvise. Sono film che pur non appartenendo a un filone unico sono chiari esempi di come il cinema italiano stia tornando a esprimere sempre più coraggio e cuore».
Ozpetek ha detto: «La Guerritore recita più con il corpo che con le parole».
«Più che con il corpo con lo sguardo. Quello con Ferzan è stato un incontro perfetto. Abbiamo lavorato insieme alla costruzione del personaggio di Mara. Le abbiamo tolto tutto, eccetto quel senso di solitudine che condivide con Emma, la protagonista femminile interpretata da Isabella Ferrari. La storia tratta dal romanzo di Melania Mazzucco e interpretata dalla sensibilità del regista parla di una separazione tra un uomo e una donna, laddove l’uomo non ne vuol sapere di essere estromesso dalla famiglia fino a tentare un gesto estremo. Il mio personaggio accompagna Emma alla ricerca dei figli che le sono stati sottratti, con rispetto per il dolore dell’altra senza smancerie. È l’incontro di due solitudini».
Mentre Il seme della discordia?
«È una partecipazione. Sono l’androloga che dà ad Alessandro Gassman una risposta un po’ scomoda. Gli viene diagnosticata l’infertilità ma sua moglie rimane incinta».
Nella Fabbrica dei tedeschi interpreta invece un personaggio reale.
«Sì, Calopresti aveva cominciato a girare un documentario per ricordare - che significa “riportare al cuore” - la tragedia della ThyssenKrupp. Poi però si è reso conto che non era sufficiente a trasmettere le emozioni più intime delle famiglie coinvolte. Così ha pensato a un vero e proprio film in cui all’inizio ha introdotto, come in una pellicola anni Cinquanta, le testimonianze in bianco e nero dei familiari delle vittime. Io interpreto la madre di De Masi, il più giovane. Alle sei del pomeriggio va a svegliare il figlio che fa il turno di notte e che non ne vuol sapere di alzarsi dicendogli, così come nella realtà: “Alzati, è l’ultima notte di lavoro”. Era l’ultimo turno di straordinario».
A proposito di emozioni intime, due mesi fa era sul palcoscenico dell’Istituto europeo oncologico per parlare del nodulo che stava per trasformarsi in tumore al seno due estati fa.
«Il professor Veronesi mi aveva chiesto di aiutarlo nella campagna di prevenzione: con la diagnosi precoce e le nuove cure, il tumore al seno, se non attacca organi vitali, può essere curato. Anche se quei giorni furono terribili. Mi ricordo che andai nel suo studio dicendogli “Toglimi tutto, le amazzoni sono bellissime”. Già m’immaginavo con un seno solo e un corsetto di cuoio».
Invece a 50 anni è tutt’ora charmant. Pensa ancora che fare un lifting è come mettersi in formalina?
Sì, il fascino si sprigiona dalla forza misteriosa di un corpo vivo. Eppoi chi rivolge troppa attenzione a se stesso non ha tempo né desiderio di ascoltare l’altro, una mancanza di curiosità che non ha nulla di affascinante.
Non ha avuto timore neanche a parlare dell’anoressia di una delle sue figlie.
«È stata lì lì per caderci. Inventava scuse per non mangiare mai insieme. Certe volte mi arrabbiavo, altre cercavo di comprendere e alla fine ho capito che era un problema che riguardava la difficoltà di accettare il cambiamento. Cerco di spiegarlo alle mie figlie: è impossibile trattenere il passato. Se non cerchi di guardare avanti resti schiavo degli stessi errori».
Parlando di passato. Con il suo ex Gabriele Lavia nel ’97 portaste in palcoscenico Scene da un matrimonio. A Nicole Kidman e Tom Cruise bastò molto meno per mettere a repentaglio il loro matrimonio. Fu così anche per voi?
«Sì, era lo stesso percorso che stavamo sperimentando nella vita. Solo che in teatro tradimenti, recuperi maldestri (da parte di lui), pugni e schiaffi si risolvevano in un atto solo. Dopo la separazione mi svegliavo di notte dicendomi: “Oddio, sono sola”, e subito dopo, prendevo coscienza: “Ma eri sola anche prima”. Ognuno ha preso la sua strada».
La sua poi ha incrociato quella di Roberto Zaccaria, ex presidente Rai, quella volta che...
«Dovevamo andare allo stesso convegno. L’ho chiamato dicendo: “Direttore, sono una sua dipendente” e offrendogli un passaggio in auto. Ci siamo conosciuti così, ma poi ci siamo frequentati a lungo prima di metterci insieme. Finalmente un rapporto alla pari, dove nessuno prevarica l’altro».
Lei ha sempre detto che il caldo non le piace. E che al sole preferisce la luce artificiale.
«Anche questo è cambiato. Non vedo l’ora di andare al mare. Sono stanchissima».