Che stile gli inediti jazz con la coppia Pieranunzi-Montellanico

Sabato saranno quarant’anni dalla scomparsa di Tenco, e la Sala Sinopoli del comune di Roma celebrerà il cantautore martedì sera con un concerto diviso in due parti. Nella prima le canzoni di Tenco saranno rinverdite da Gino Paoli (suo vecchio amico fino alla storica lite per Stefania Sandrelli) insieme a Danilo Rea al pianoforte, Rosario Bonaccorso al contrabbasso, Roberto Gatto alla batteria. Nella seconda ascolteremo la voce eloquente di Ada Montellanico e il poliedrico pianoforte di Enrico Pieranunzi, jazzman, improvvisatore e compositore italiano tra i più apprezzati nel mondo. La coppia ha un debole per il repertorio di Luigi Tenco. Qualche tempo fa pubblicò il cd L’altro Tenco e recentemente Danza di una ninfa che, oltre a rileggere in modo splendidamente trasversale classici come Mi sono innamorato di te e Ho capito che ti amo propone quattro testi inediti di Tenco musicati con sensibilità ed eleganza espressiva dalla coppia. Si tratta di Danza di una ninfa sotto la luna e Da quando (firmate dalla cantante) e Che cos’è e O me firmate dal pianista.
Il tutto nato durante le ricerche della Montellanico per pubblicare la biografia di Tenco dal titolo Quasi sera. Il jazz incontra la canzone d’autore in una fusione di fremiti, contrasti, inasprimenti e morbidezze sonore e vocali che proiettano l’opera tenchiana in una nuova dimensione. «Per quanto riguarda il jazz - sottolinea la Montellanico - non amo cantare brani come Ciao amore ciao e Un giorno dopo l’altro, mi ricordano un Tenco disperato, in conflitto». È lei il motore di questo disco-tributo, anche se Pieranunzi lo sente più vicino a sé per questioni anagrafiche, quando da giovane ballava le sue canzoni.
«Nel recupero degli anni Sessanta Tenco rimane un po’ defilato - prosegue la cantante -; per presentare il mio libro ho fatto degli incontri alla Sapienza e ho scoperto che i giovani conoscono i suoi ultimi brani. La nostra rivisitazione, il nostro vestito jazzistico gli dà un’angolazione più rara. non è giusto legarlo sempre all’ultima produzione e quindi al suicidio».