Che stress essere nel listino, parte la corsa ai posti blindati

Con Formigoni al 62,5%, i candidati del Pdl sono al sicuro. Ma rischierebbero di rimanere fuori gli ultimi 8 dell’elenco

Roberto Formigoni è oltre il 60 per cento. Ottima notizia per candidati ed elettori del Pdl, anche perché i dati di Euromedia research per il Popolo della libertà parlano di una buona affermazione del Pdl sulla Lega, con entrambi i partiti in ascesa sulle europee. Il Pdl è al 34,2 per cento (33,9 alle europee), la Lega al 22,9 (22,7 alle europee) contro il Pd al 21,1 (21,3 alle europee), l’Udc al 4,9 (5 alle europee), l’Idv in calo al 4,5 (alle europee era al 6,5%).
Ma c’è anche chi non gioisce per lo strapotere elettorale della coalizione che sostiene Roberto Formigoni. Sono otto persone, coloro che nel listino bloccato «per la Lombardia» saranno contrassegnate con il numero che va dal nove al sedici e che rischiano di non arrivare al Pirellone. Poiché i calcoli si fanno sui voti delle liste dei partiti collegati al presidente (e non sui voti per il candidato presidente), al momento Pdl e Lega insieme viaggiano intorno al 57 per cento (34,2 più 22,9).
Riepiloghiamo la questione per i (molti) non esperti del complicato meccanismo elettorale. Il listino bloccato è l’elenco dei quindici nomi (sedici con il candidato presidente) legati al governatore e che costituiscono il suo premio di maggioranza. Maggiore è il risultato elettorale, e quindi la governabilità già garantita dai risultati nella quota proporzionale, e più alto è il rischio che il premio di maggioranza scatti solo per metà, ovvero che risultino eletti solo i primi otto della lista bloccata e gli altri otto rimangano esclusi. Così è partita la caccia alla “parte alta” del listino.
Difficile definire la quota esatta oltre cui scatta la mannaia per gli otto della parte bassa, perché dipende da calcoli empirici: in ogni caso siamo poco oltre il 60 per cento. La legge prevede infatti che se il numero dei seggi assegnati secondo il metodo proporzionale è pari al 50 per cento dei seggi assegnati al consiglio, alla lista regionale vincente viene assegnato un numero di seggi fino alla concorrenza del 10 per cento dei seggi assegnati al consiglio, ovvero otto, dal momento che il totale dei seggi del consiglio è ottanta. I restanti otto seggi vengono assegnati alle altre liste (ovvero quelle non collegate a chi vince) in proporzione ai voti ottenuti.
Tradotto in numero di seggi, vuol dire che se in quota proporzionale si prendono più dei 40 seggi che sono la metà degli ottanta totali, il listino bloccato fa eleggere solo otto persone. È quel che è accaduto nell’aprile 2000, quando la coalizione di maggioranza collegata a Formigoni ha fatto eleggere quarantatré consiglieri, più appunto solo otto dal listino.
I conteggi sono complessi perché a parte il presidente della Regione, resta spazio per tre esponenti della Lega e altri quattro che saranno espressi da Forza Italia, An e i presidenti Roberto Formigoni e Silvio Berlusconi. Al presidente del Pdl un accordo nazionale ha riservato la scelta diretta di due esponenti in ciascun listino elettorale regionale, ma in Lombardia la quota è ovviamente più elevata.
È previsto per oggi il tavolo Lombardia che si occuperà delle candidature. Tra le questioni all’ordine del giorno soprattutto le candidature nelle provincie, dal momento che le scelte sul listino sono legate a questioni nazionali. In primo piano il caso Varese e i mutati equilibri sul territorio, dal momento che il trasferimento di Massimo Buscemi a Milano non è ancora stato digerito da tutti.