Che stress il telefilm, se finisce è una malattia

Gli studiosi l’hanno definita "sindrome da ultima puntata": colpisce i
patiti di una serie tv, quando una stagione è terminata. O, peggio
ancora, quando la produzione chiude i battenti. Le più "disturbate"
sarebbero le donne

Essere contrariati da un amico e rispondergli: «Che cavolo stai dicendo Willis?». Litigare col nonno che giura di star bene per non andare dal medico e apostrofarlo: «Nessun paziente dice la verità». Scherzare col figlio battuto a calcio balilla: «Ciucciati il calzino!». Se vi capita, preoccupatevi. Sono tutti sintomi di un nuovo disturbo psicologico identificato dai soliti infaticabili studiosi americani, in questo caso, Emily Moyer-Guse della Ohio University.
La ricercatrice in questione si è messa in testa di indagare il legame che si stabilisce tra lo spettatore affezionato e i personaggi di una serie tv, vedi Dr House o Californication, cioè quei telefilm che ci accompagnano come un mantra a scadenze fisse, riempiono i buchi della giornata, ci trasportano in mondi costruiti dalla mente diabolica di plotoni di sceneggiatori.

Lo studio, pubblicato su Mass Communication and Society, è partito proprio da loro, gli scrittori, indagando come il lungo sciopero delle trame messo in atto nel 2008 si ripercuoteva sulle teste disorientate dei teledipendenti, quelli che non si perdono un sospiro delle Desperate Housewives e un flashback di Lost nemmeno se la moglie li chiama dalla sala parto. Un sondaggio tra 403 spettatori ha permesso alla psicologa di definire una particolare forma di stress che, dicono i test, colpisce allo stesso modo uomini e donne, anche se il gentil sesso dimostra in generale una maggior dipendenza da video. La definizione medica è perfetta: «Sindrome da ultima puntata».

È quel senso di straniamento che ti coglie quando finisce una stagione e l’inizio della prossima è ancora solo un miraggio. È un disturbo lieve, rassicura lo studio, come a voler tranquillizzare gli autori delle serie: non farete la fine dello scrittore di Misery non deve morire, incatenato al letto da una fan psicopatica per costringerlo a scrivere la prossima puntata del romanzo seriale preferito. E tuttavia basta un giro sui forum in Rete degli appassionati di telefilm e leggere decine di violenti post di protesta. Per non parlare della manifestazione di protesta davanti agli studi della Abc indetta il 10 giugno scorso dai fan di «Flash Forward», che la Rete aveva deciso di interrompere.

Sarà anche vero che, su una scala da 1 a 10 il disturbo in questione può arrivare a 2,5 ma resta il fatto che la «sindrome dell’ultima puntata» è una bestia da non trascurare. Anche perché a volte non c’è davvero miglior rimedio ai mali del mondo che guardare una puntata dei Simpson. Lo prova il fatto che solo il 18% del campione, messo a dieta di telefilm passava più tempo con familiari e amici e il 15% praticava più sport. Cure possibili? I fan di Star Trek ne hanno studiata una: girano puntate fai-da-te e le mettono in Rete, «per andare - è proprio il caso di dirlo - là dove nessun uomo è mai giunto prima».