CHE SUCCEDE AD AN?

Certo, noi una come Barbara Ciabò, consigliere comunale milanese e donna di una bellezza e di uno charme straordinario, passata sabato da Alleanza Nazionale a «La Destra» di Francesco Storace, non ce l’abbiamo. Altrimenti, sarebbe tutto molto più chiaro, tutto più facile da spiegare: Barbara funzionerebbe un po’ come il pifferaio magico, con decine e decine di militanti che migrano da un partito all’altro conquistati dal suo fascino. Politico e non solo.
Ma, per l’appunto, noi una come la Ciabò non ce l’abbiamo. Non conosco personalmente il portavoce regionale del partito di Francesco Storace Massimiliano Mammi, ma - a occhio e croce - direi che non può competere con Barbara in fatto di sessappiglio. Così come posso testimoniare che il portavoce della provincia di Genova Massimo Spinaci e il leader imperiese Massimiliano Iacobucci tutto sono, tranne che concorrenti pronti per il concorso del più bello d’Italia. Insomma, al di là della bellezza della Ciabò, ci deve essere qualcos’altro.
É un male oscuro (ma, forse, in alcune caratteristiche fin troppo chiaro) che sta attraversando An in tutta Italia. E che, anche in Liguria, è un po’ come un fiume carsico: tutto è iniziato alla Spezia, Genova è stata sfiorata con l’ingresso dell’ex capogruppo in Provincia Agostino Bozzo, quindi è toccato a Imperia, dove le uscite sono state decine e decine, guidate dall’ex consigliere regionale Massimiliano Iacobucci e a Savona il responsabile provinciale Luciano Chiarenza ha appena festeggiato l’ingresso delle truppe di Antonella Tosi.
Dopo la rivoluzione di Berlusconi, questa tendenza sembra essere ancora più forte, un po’ in tutta Italia. Daniela Santanchè ha dato alla «Destra» un’immagine di presentabilità sociale, anche al Billionaire, che - con tutta la buona volontà - Francesco Storace e Teodoro Buontempo non possono avere. E, intendiamoci, la mia non è una valutazione estetica, è semplicemente la fotografia dell’immagine che hanno. Conoscendoli personalmente, posso assicurare che sono molto meglio di come vengono raccontati. Ma, se Roberto Benigni, dovendo scegliere un politico che dice «’a banda de froci, li mortacci vostra», sceglie Francesco Storace, un motivo ci sarà.
Però la novità è che, pochi minuti dopo la fine della trasmissione, Roberto Salerno - che della «Destra» di Storace è deputato - dichiarava: «Le due ore e mezzo di monologhi e cabaret di Roberto Benigni sono da considerarsi un capolavoro di televisione, in confronto alla quale la trasmissione di qualche giorno fa di Celentano non avrebbe la possibilità di prendere un voto. Questa è la televisione che gli italiani meritano ed è la televisione che fa onore agli artisti, all’informazione e alla satira. Complimenti a Benigni, che speriamo continui così». Parole che condivido alla virgola.
Salerno, per intenderci, è lo stesso signore che se la prese con Claudio Bisio per I bambini sono di sinistra e il fatto che oggi abbia una posizione così intelligente e illuminata, dimostra lo straordinario salto di qualità fatto dalla «Destra». Con la maiuscola e le virgolette.
A tutto questo, An come risponde? Con la vis battagliera mai doma di Gianni Plinio e Giorgio Bornacin, che se non ci fossero bisognerebbe inventarli, per la costanza delle loro battaglie, ma che rischiano di fossilizzarsi nel ricordo dei «ragazzi del Fronte» e dell’Msi, la cui eredità non è certo tutta in An; con la buona volontà di rinnovare la federazione di Gianfranco Gadolla, ultimamente molto bravo a non forzare le polemiche dopo alcuni gravissimi errori come la difesa della moschea, quasi una fatwa antipliniana; con il buon lavoro dei gruppi consiliari nelle istituzioni. Ma non è detto che basti.
Soprattutto, non basta il lavoro del coordinatore regionale Eugenio Minasso. (...)