«Che vergogna dimenticare Nassirya»

L’esecutivo non prevede la commemorazioni ufficiali dei caduti e il Polo attacca. Casini: «Lo Stato chieda scusa». Un minuto di silenzio alla Camera. Lite An-Bertinotti

Anna Maria Greco

da Roma

Sono tre anni, oggi. Tre anni da quel 12 novembre in cui 19 italiani, militari, carabinieri e civili, morirono nell’attentato di Nassirya. Ma il governo non li ha ricordati in una commemorazione ufficiale, attirandosi gli attacchi della Casa delle libertà.
Una decisione «grave» e «unilaterale», per il leader di An Gianfranco Fini, «che dimostra l’insensibilità di alcuni pezzi della maggioranza». Anche il presidente dell'Udc Pier Ferdinando Casini, parla di «mancanza di sensibilità» del governo, partecipando alla fiaccolata al Verano dopo la messa organizzata dal suo partito per l’anniversario. «Credo - aggiunge - che lo Stato debba chiedere scusa alle famiglie dei caduti di Nassirya, morti in nome e per l'Italia. Sarebbe un atto di umiltà». Il capogruppo europeo di Fi, Antonio Tajani, depone con una delegazione di azzurri al Sacrario militare del Verano tre corone d’alloro, una personale di Silvio Berlusconi, in ricordo delle vittime. «Non c’è una manifestazione forte - accusa - da parte del governo per ricordare chi ha dato la propria vita per un futuro di pace». «È una vergogna!», insorge il coordinatore della Lega, Roberto Calderoli.
Il premier Romano Prodi è costretto a giustificarsi, annunciando che oggi commemorerà la ricorrenza «personalmente», presso il cippo dedicato ai caduti di Nassirya nel parco della Montagnola di Bologna. «Nessun tono minore. Mi sembra doveroso celebrare l’anniversario nella mia città. Non c’è disattenzione da parte nostra».
Per la Cdl è «una toppa peggiore del buco», come dice Adolfo Urso di An. Ma il ministro del Lavoro Cesare Damiano auspica che «questo problema non sia oggetto di strumentalizzazioni».
Tante cerimonie, tra ieri e oggi, si svolgono nelle chiese, nelle caserme, nei cimiteri delle varie città. Di ufficiale c’è solo il minuto di silenzio alla Camera, dove il presidente Fausto Bertinotti dice che «dalle vittime di Nassirya viene un monito forte e severo a operare contro ogni violenza e per la pace», mentre il ministro della Difesa Arturo Parisi s’inchina a Sassari davanti alla stele che ricorda i caduti. Bertinotti dice che nell’aula di Montecitorio, «come nel Paese ci si è divisi sul conflitto in Irak e persino sul giudizio sulla sua natura, ma ora l’assemblea si ritrova unita nel lutto e nella commozione per i morti a Nassirya».
È proprio sul punto della missione di pace che la Cdl insiste, difendendo le scelte del governo Berlusconi. E Fini si scaglia contro Bertinotti che venerdì ha dissentito dal presidente della Repubblica, dicendo che quelli di Nassirya non sono morti «per la pace», ma per «un’operazione sbagliata di guerra». Una dichiarazione «gravissima», per il leader di An, che «determina un cortocircuito costituzionale». Fini ricorda che per Giorgio Napolitano tutte le missioni militari italiane sono nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione e accusa Bertinotti di fare «propaganda», parlando come presidente della Camera, non come leader di Rc. Per «i martiri di Nassirya» Maurizio Gasparri di An chiede la medaglia d’oro.
La posizione di Piero Fassino, leader della Quercia, suona diversa da quella di Bertinotti. «La memoria di chi è caduto a Nassirya - scrive ai familiari delle vittime e ai vertici dei Carabinieri - vive in tanti luoghi in cui i militari italiani svolgono ogni giorno con dedizione e generosità la loro missione di pace».
Attaccano Bertinotti anche Cesa e Calderoli. «Il silenzio del governo Prodi è imbarazzante», per il segretario Udc, che propone di istituire la Giornata della patria proprio il 12 novembre. Cesa sottolinea che alle cerimonie dei partiti della Cdl partecipano esponenti del centrosinistra, orfani di celebrazioni di Stato. Come il ds Umberto Ranieri, Roberto Giachetti della Margherita, Donato Mosella e Francesco Garofani dell’Ulivo, alla messa dell’Udc. E Massimo Donadi dell’Idv, alla manifestazione di An, oggi a Padova.