Che vergogna i signori della «zona grigia»

L’ultima tentazione della sinistra è cercare di guardare il mondo con gli occhi dei caschi neri. È la ricetta di Nichi Vendola per risolvere le devastazioni dei black bloc. Non è colpa loro. Sono disperati, sono fragili, sono giovani. Sono violenti, ma chi non lo sarebbe al loro posto. La colpa è del Cavaliere e del suo governo, di questa società berlusconizzata. I black bloc tirano estintori e sfasciano vetrine perché sono precari. Non hanno un lavoro e se ce l’hanno è a tempo. La sintesi è: poveri figlioli, bisogna capirli. Se il governo non gli dà subito un posto di lavoro pubblico, dove magari si fatica poco, si guadagna bene, e non ti posso licenziare anche se spacchi la scrivania allora sono guai. Questi qui potrebbero mettersi a sparare, torna la lotta armata, torna il terrorismo. Vendola, preoccupato, sente odore di piombo in giro. Quando andrà lui al potere vedrete che i «caschi neri» verranno tutti perdonati e santificati.
Questo atteggiamento comprensivo è, purtroppo, il primo passo per dare agli apprendisti terroristi una buona scusa per giocare alla rivoluzione. Non sfasciamo tutto perché siamo cattivi, ma per la miopia di una società ingiusta. Chi devasta è la vittima, il resto degli italiani sono un branco di egoisti. La filosofia di Vendola non è nuova. È già successo. È quella zona grigia che all’inizio degli anni ’70 non ce la faceva proprio a vedere le Br come semplici esaltati sanguinari. Cercava di capirli, di mostrarsi vicini alle loro ragioni e ai primi sequestri rispondevano con una carezza: sono compagni che sbagliano. Erano due, allora, le risposte della sinistra nei confronti dei terroristi. C’era chi negava che le brigate fossero rosse e le chiamava sedicenti. Era un modo per non fare i conti con la propria cultura e gli errori ideologici e spostare il problema da un’altra parte. Oppure erano contigui, un po’ complici e un po’ paternalistici. Troppo tardi si è capito che l’irrequietezza dei brigatisti stava producendo una lunga scia di sangue. Fino al delitto Moro e all’uccisione del sindacalista Guido Rossa c’era sempre un sociologo, un intellettuale, un politico, un militante che tirava fuori una scusa per giustificarli, l’America, la Dc, il capitalismo, le multinazionali, i fascisti, mancava solo Babbo Natale.
I black bloc sotto certi aspetti sono perfino più sinceri delle Brigate rosse. Non si nascondono neppure dietro il colore della rivoluzione. Sono neri, vestiti di nero, non si mimetizzano, non cercano neppure di strappare la simpatia della stampa anti-berlusconiana. Si vestono da cattivi e non fanno nulla per nasconderlo. Eppure trovano sempre qualcuno, qualche frustrato della rivoluzione mancata, che non perde tempo a dargli aiuti, intrighi e solidarietà. Tra questi ci sono perfino dei parlamentari.
Quando bisognava votare per l’arresto di Milanese due onorevoli dell’opposizione hanno tentato di far entrare un gruppo di manifestanti a Montecitorio con monetine. Non erano black bloc dichiarati, ma facevano parte di quella zona grigia tendente al nero che tira sampietrini e nasconde la mano. Era solo per fare un po’ di casino? Per mettere in scena uno spettacolo di forcaioli e monetine? Può darsi. Il risultato è che si diventa complici della violenza e della piazza demolitrice. Quei due parlamentari giocavano con il fuoco, volevano addirittura portare la violenza in parlamento, dando lo start a un’onda violenta di caterpillar.
Forse sono questi atteggiamenti complici e comprensivi a fare dell’Italia la solita anomalia. Gli indignados sono un fenomeno globale. Sono un aspetto della dialettica tra massa e potere in una stagione di crisi economica che lascia cicatrici sociali e cancella la speranza. Ma solo a Roma si è visto un grado così alto di violenza nichilista. A New York gli indignados contestano a Obama di aver tradito le sue promesse, di sentirsi ai margini della ricchezza e quello che chiedono al governo di Washington è di poter partecipare anche loro al sogno americano. Gli hanno detto «tu puoi» e invece si ritrovano a «non potere». Gli indignados romani, con l’apice violento dei black bloc, non hanno invece sogni. Sono sommersi dalla rabbia e sperano di distruggere tutto. Perfino i più moderati sono malati di un virus nostalgico e reazionario, vogliono tornare allo Stato assistenziale della prima repubblica. È qui la differenza. È qui l’anomalia. È questo vento di reazione di cui lo stesso Vendola è uno degli ispiratori principali. Ma il precariato non si risolve con un passo indietro. Lo Stato assistenziale ha fatto, da tempo, bancarotta.