Checchi, il fondo è meno «nordico»

Il 27enne di Subiaco, primo laziale a vincere in coppa, sfata il ruolo di «raccomandato»

A volte la vita è davvero strana. Il due volte campione olimpico Giorgio Di Centa, da anni fra i migliori fondisti del pianeta, insegue da altrettanti anni la prima vittoria in coppa del mondo. Valerio Checchi, da pochi mesi stabilmente in coppa, ha centrato questa benedetta vittoria prima ancora di aver capito cosa gli stesse succedendo e come mai all’improvviso si trovasse a lottare per i primi posti anziché per quelli di metà classifica. C’entra la fortuna? Di sicuro, con quella Giorgio non ha un rapporto idilliaco, ma non molla e prima o poi ce la farà. Intanto assieme ai compagni festeggia Valerio Checchi, 27enne di Subiaco, che ha regalato al centro sud la prima vittoria di coppa nel mondo nella 15 km skating (con Pietro Piller Cottrer 3° e Di Centa 5°). È successo a Canmore, in Canada, dove ieri la Genuin ha colto un brillante terzo posto nella sprint (5ª la Follis) e dove lo «sci nordico» ha capito di non essere più tanto nordico, così come lo sci alpino aveva capito di non essere più solo alpino quando il bolognese Alberto Tomba aveva cominciato a vincere nel 1987. Bel tipo questo Checchi: simpatico, aperto, loquace, animato dalla voglia di emergere, per fare vedere a tutti che lui non è solo «il raccomandato» di papà Pierluigi, consigliere della federazione. Valerio è il prototipo del fondista moderno, tutt’altro che schivo o timido, ma sveglio, capace di soffrire fino all’ultimo metro per battere tutti.