Ma Checco Zalone è l'erede di Fantozzi?

Il tamarro pugliese, come il mitico ragioniere? Il dibattito è aperto...<br />

Ma Checco Zalone è il nuovo Fantozzi? Sul «Corriere della Sera» Aldo Cazzullo sostiene di sì. Un giudizio che a Checco farà certamente piacere; in più occasioni, infatti, il comico pugliese ha definito Fantozzi un «mito». Pur rispettando l'opinione di Cazzullo, credo però che i due personaggi siano agli antipodi. Mentre infatti il ragionier Fantozzi nasce, vive e muore da indefesso subalterno, il tamarro Zalone è l'assoluto protagonista del suo destino apulo-meneghino. E poi: se Fantozzi resta perennemente schiacciato dai propri pregiudizi, Zalone è in continua «evoluzione».

Razzismo (del Nord verso il Sud, e viceversa), omosessualità (da parte delle «persone sane» verso gay e lesbiche, e viceversa) sono temi che, ad esempio, Fantozzi vive staticamente; l'esatto contrario del percorso di «crescita» che contraddistingue Zalone nel suo film. Infine Paolo Villaggio, con il primo Fantozzi, è entrato nella storia della cinematografia e della letteratura; Luca Medici, al momento, è entrato solo nella storia di «Zelig». Fantozzi, quindi, batte per ko tecnico Che Cozzalone? No. Anche perché, a ben guardare, Fantozzi è sì un «mito», ma limitato ai due film iniziali e al primo - strepitoso - libro: dopo di che il duo Fantozzi-Villaggio si farà notare solo per la criminale (sì, criminale) dissoluzione di quelle geniali intuizioni iniziali, sfruttate in maniera così intensiva da ridurle in spazzatura. Le ultime (imbarazzantissime) pellicole della saga fantozziana, stanno lì a dimostralo in maniera fin troppo crudele. Un crepuscolo triste e angoscioso che non auguriamo a Checco Zalone, la cui attuale verve ci ricorda - più che Fantozzi - i primi personaggi di Antonio Albanese, diventato oggi (grazie ai testi scritti da Michele Serra) un interprete serio, impegnato, ma che ormai fa ridere poco o nulla. A Checco - che attualmente gode di fin troppa buona stampa - suggeriamo di non affidare i suoi testi a nessun intellettuale e di eliminare subito il vezzo (intollerabile) di sogghignare alle proprie stesse battute. Fino a qualche mese fa non lo faceva mai. Oggi lo fa sempre più spesso, al pari di tanti suoi colleghi meno dotati (sotto il profilo della carica umoristica, ovviamente). Riflettici, Checco, e fai la persona «seria». Senza esagerare però. Rischieresti di diventare come Albanese.