Il check-up dei voli? A Fiumicino lo fanno i «rampisti»

Alessia Marani

Controlli sottobordo? Alitalia spiazza tutti e nell’estate «nera» degli incidenti aerei delega ai rampisti la manutenzione ordinaria degli aeromobili. Compiti che fino a ieri erano svolti dai tecnici. A Fiumicino la «rivoluzione» è scattata il 9 agosto e da martedì è terminato pure l’affiancamento sperimentale in pista degli ex addetti. Si chiama «pilot check» ed è il progetto con cui - si legge nell’accordo sindacale siglato il 4 maggio scorso - «ravvisata la necessità di ottimizzare le attività» la compagnia di bandiera ha deciso di attribuire agli operatori di scalo le «operazioni di transito e di partenza in cuffia» per gli MD80, gli Airbus 319, 320 e 321. Un cambiamento già al via in altri scali e che al «Leonardo Da Vinci» ha, però, creato qualche tensione. Tanto che nei giorni scorsi il decollo in pista di due velivoli sarebbe stato improvvisamente interrotto. Motivo? I «tacchi» incredibilmente scordati sotto le ruote del carrello prima della partenza in un caso; la levetta del by-pass idraulico (quella del freno per lo stazionamento in parcheggio che permette o no di fare girare le ruote) lasciata incautamente inserita, nell’altro. Del resto, per spiegare ai «ramp-agent» del vettore tricolore (contrattisti a tempo compresi) come procedere alla manutenzione ordinaria dei velivoli sono bastati un corso in aula di poche ore e la consultazione di un manualetto fotocopiato dal titolo «Alitalia S.p.a. Engineering & Maintenance - Pilot Check - Addestramento attività». Niente di illegittimo, perché consentito dalle normative internazionali che permettono alle flotte di medio raggio di operare in regime di «no transit check», ma una novità che di certo non contribuisce a rafforzare i livelli di guardia. Anche se Alitalia precisa: «Si tratta di un provvedimento già assunto da altre compagnie straniere e riguarda tre operazioni abbastanza semplici. Quelle di ispezione visiva dell’aeromobile; di assistenza visiva al momento del carico del carburante e la partenza in cuffia, ossia l’ok per il pilota ad avviare i motori. Nessuno standard di sicurezza è pregiudicato. Anzi ai tecnici verranno affidati compiti più appropriati. Infine, i nostri vettori passano check di sicurezza continui».
In pratica, in una ventina di fogli vengono illustrati ai neo promossi in grado i procedimenti da seguire durante l’«assistenza in arrivo» del volo, il rifornimento del carburante, la raccolta della documentazione di bordo, il «walk around» finale e, appunto, la «partenza in cuffia» all’avviamento dei motori. Tutte mansioni per cui i tecnici Alitalia avevano studiato anni. Insomma per solo 25 euro in più in bustapaga ai rampisti toccano ora una sfilza di verifiche «da brivido». E qualcuno, preoccupato per il sovraccarico di responsabilità avrebbe già chiesto di poterne «versare 50 all’azienda» pur di esimersi dall’ingrato compito. Ma ecco, nel dettaglio, i nuovi incarichi: controllo delle luci anticollisione, taxi lights e luci di posizione; verifica del giusto posizionamento dei tacchi e relativa comunicazione al comandante per il rilascio del freno; segnalazione al pilota di danni evidenti o perdite di fluidi; verifica dell’azzeramento degli indicatori di erogazione prima dell’inizio del rifornimento; verifica del quantitativo del carburante; firma della bolla di carico; controllo della chiusura di tutte le porte passeggeri, di servizio, delle uscite d’emergenza, dei bagagliai, di portelli e pannelli di servizio, delle cappotte motori; accertamento dell’avvenuta sconessione delle alimentazioni elettriche. Non basta. Al ramp-agent in comunciazione interfonica col comandante via cuffia è affidato persino il coordinamento dell’avviamento dei motori, con il preciso dovere di «segnalare eventuali anomalie». Quindi, pollice su e via libera. Altroché secondo Salvatore Caprasecca, segretario nazionale del Sanga, sindacato autonomo gente dell’aria. «Siamo fortemente preoccupati per quanto sta avvenendo - afferma -. Si tratta di controlli che se condotti con superficialità possono innescare danni incalcolabili. Basta pensare che se per sbaglio il tappo di rifornimento dell’acqua non viene sigillato perfettamente, l’infiltrazione di aria ad alta quota e la conseguente forte pressurizzazione, potrebbero scatenare un effetto “bomba” micidiale. Al di là del merito della questione, quel che non ci fa dormire sonni tranquilli è lo stato d’animo in cui la parte più coscienziosa dei lavoratori è, di fatto, costretta a operare. Per non parlare dello scontento e del malumore che regna a bordo pista tra i tecnici, in qualche modo declassati. Interpelleremo subito il direttore dell’aeroporto di Fiumicino, Carlo Luzzatti, e l’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile».