Chelsea a fondo, City schiacciasassi

Londra A poco più di un quarto dall’inizio la Premier League è già un’esclusiva di Manchester. City contro United, separate da cinque punti, e sei gol. Quelli con i quali una settimana fa Mancini ha umiliato Ferguson prendendo il largo in classifica. Ma alla 10ª giornata solo i red devils sanno reggere l’asfissiante ritmo di Balotelli e compagni. Nove vittorie e un pareggio, 36 gol all’attivo. Una progressione inarrestabile che sta facendo il vuoto alle loro spalle. Perché se lo United traccheggia ma si riscatta grazie al golletto di Hernandez che basta sul campo dell’Everton, il Chelsea si schianta inseguendo un modello (di gioco) irreale, ai limiti dell’autolesionismo. Contro l’Arsenal subisce la terza sconfitta stagionale e precipita a -9 dalla vetta.
Sette giorni fa, dopo la caduta sul campo del Queens Park Rangers, Villas-Boas si era nascosto dietro una direzione arbitrale discutibile. Allo Stamford Bridge è lui a perdere il confronto diretto con un altro maestro dell’attacking football. Wenger azzecca tutte le mosse, ma soprattutto può contare su Robin van Persie, unto dal dio del gol: la sua tripletta spariglia ogni logica calcistica. Ventotto gol in 27 partite di Premier nel 2011 l’olandese, nessuno come lui. Otto reti, un palo, occasioni a ciclo continuo.
Come due pugili stonati all’ultima ripresa, Chelsea e Arsenal se le danno di santa ragione fin dal calcio d’inizio. Quasi in spregio alla fase difensiva, attaccano senza sosta o copertura. Ne scaturisce una partita futuristica, giocata a ritmi mozzafiato ma grottesca per sbilanciamenti e disequilibri tattici. Due volte in vantaggio i blues si fanno riprendere, reagiscono al primo svantaggio, cercano infine la vittoria ma meritano di perdere. Non solo per mero calcolo aritmetico, ma perché abbracciano incondizionatamente una filosofia di calcio con interpreti logori e consunti. A cominciare da Lampard che pure segna il primo gol di giornata ma a centrocampo arriva sempre in ritardo. Lo show di RVP, l’acronimo del centravanti dei gunners, inizia firmando il primo pari. Terry involontariamente illude il popolo blues. Ma nella ripresa c’è solo Arsenal. Santos e Walcott, che ha il tempo di rialzarsi prima di scartarne due, ribaltano gli equilibri. Mata d’orgoglio riporta in carreggiata i suoi. Ma è di van Persie il gran finale, agevolato da un comico ruzzolone di Terry. Cala il sipario sulle velleità domestiche del Chelsea. Unica consolazione: l’esclusiva affezione di Abramovich per la Champions League. È lì che Villas-Boas non può sbagliare.