«Il Chelsea sa che ho un contratto» Ma Ancelotti a Londra non è solo fumo

nostro inviato a Milanello

Ma allora qual è il destino di Carlo Ancelotti? A sentire l’interessato e a registrare l’intervento di Adriano Galliani, nessun dubbio. «Io resto qui, ho ancora un anno di contratto e il Chelsea lo sa benissimo». Che vuol dire questo: il Chelsea è informato sullo stato contrattuale di Ancelotti e interverrà con la sua diplomazia per chiedere eventualmente la conclusione anticipata del rapporto col Milan. Se ci riuscirà bene, altrimenti amici come prima. Fine del tormentone?
Neanche per idea. E non solo perchè i media inglesi continuano a martellare con particolari improbabili sullo sviluppo dell’intesa Ancelotti-Chelsea. «Hanno scritto che giovedì avrei incontrato Abramovich e firmato il contratto: non mi risulta» l’asciutta smentita dell’interessato che dev’essere presa sul serio. Perchè il punto da cui bisogna partire è il seguente: non c’è ancora niente di scritto. «Carta canta» continua a ripetere Ancelotti e la carta ricorda che l’allenatore è sotto contratto fino all’estate del 2010 ma anche che non ci saranno nè conflitti nè braccio di ferro. «Alla fine prenderemo insieme la decisione migliore, non è una questione di durata dell’intesa, perciò non serve fare pressione nè desidero avere garanzie, mi basta solo avere sintonia con le persone con cui lavoro» è conclusione di Carletto che non ha ancora attraversato il guado. Con l’incertezza un po’ gli piace giocare, specie quando assicura che «il tecnico che allenerà il prossimo anno il Milan sarà un perfetto aziendalista, uno che conosce benissimo la situazione della squadra e della società».
L’identikit corrisponde a lui stesso oppure a un altro paio di sagome: Allegri l’«opzione A» (Galliani ne parlò in via informale con Cellino ricevendo in cambio una strana risposta, «me lo devi pagare come un calciatore, 20 milioni di euro»), Spalletti l’«opzione B». Di sicuro assicura l’attuale guida tecnica del Milan «non ci sarà bisogno di spendere follie». E per dimostrare la sua tesi chiede di aggiungere all’attuale gruppo «titolari del calibro di Nesta, Tiago Silva, Gattuso e Borriello» per valutarne la cifra complessiva. Neanche il mercato può spingerlo da una parte o dall’altra. Nemmeno Kakà. «Io non credo che partirà, non ci saranno grandi colpi nel prossimo mercato, ma le stelle rimarranno. E comunque io alleno il Milan non Kakà» la frase a effetto per sottolineare i confini della sua decisione, deve prenderla da solo, senza l’influenza di nessun altro protagonista.
Qual è allora il destino di Carlo Ancelotti? A metà strada tra Londra e Milanello, come ricordano puntualmente i suoi allievi prediletti, ultimo della serie Clarence Seedorf oggi in ballottaggio con Ronaldinho (a proposito, oggi arriva il fratello Roberto de Assis per capire cosa accade; il Gaucho si allena al piccolo trotto, questo è il vero guaio) nel rimpiazzare l’infortunato Pato. E non per colpa dell’inglese scadente denunciato da Beckham, «si faccia gli affari suoi» la replica gioiosa. Anzi, per David c’è una dedica speciale. «Ho letto l’intervista (al Giornale, ndr) nella quale ha riconosciuto d’essere rimasto fuori squadra a ragione, perchè era affaticato. Bene: io penso che il futuro del calcio si giocherà sulla capacità dei calciatori di fare autocritica, capacità spesso mancata anche a quelli del Milan» la denuncia che ha il sapore forte di una specie di istruzione per l’uso dello spogliatoio rossonero. Aspetto fondamentale anche nei ricordi personali di Ancelotti, messo in discussione nel secondo semestre del 2007 (i contatti con Lippi furono reali) prima di vincere la Champions ad Atene sbaragliando così ogni pronostico di licenziamento anticipato. «Il rapporto con la squadra oltre che con la società è fondamentale» la sua idea riferita, questa volta, alla condizione di Ranieri, un altro tecnico nella bufera. Ecco, a proposito di Juve, Ancelotti rimanda per il sorpasso alla notte della sfida, 10 maggio l’appuntamento. «Sarà quella l’occasione a portata di mano» la sua idea. Catenaccio assoluto invece su Mourinho e sul calcio dell’Inter mostrato in coppa Italia. «Sono andato al cinema a rivedere Quo vadis» la battuta di Ancelotti. Che ha troppa voglia di scherzare per raccontarci tutta la verità sul suo destino e sul Chelsea.