Cheney furioso con i media Usa: svendono la sicurezza nazionale

Roberto Fabbri

All’indomani del reportage del New York Times sul programma segreto che nell’ambito della lotta al terrorismo permette alla Cia e al Dipartimento del Tesoro di monitorare migliaia di transazioni bancarie in tutto il mondo, il vicepresidente Usa Dick Cheney ha criticato i media che così facendo metterebbero a rischio la sicurezza nazionale. La sua presa di posizione fa seguito a quella, più sfumata e affidata a un addetto stampa della Casa Bianca, dello stesso George W. Bush.
«Quello che mi dà più fastidio - ha detto Cheney a una manifestazione di raccolta di fondi per il partito repubblicano a Chicago - è che alcuni mezzi d’informazione si assumono la responsabilità di rendere noti programmi di importanza vitale per la sicurezza nazionale, rendendoci in tal modo più difficile il lavoro di prevenzione di futuri attacchi contro il popolo americano. Ciò mi offende».
Cheney ha sostenuto che l’Amministrazione Bush era consapevole che si sarebbe attirata delle critiche per il programma di controllo delle transazioni bancarie, così come per quello delle intercettazioni telefoniche, ma che aveva ritenuto che fosse comunque necessario. «Il programma è condotto nel rispetto delle nostre leggi - ha detto il vicepresidente - e in modo perfettamente coerente con l’autorità del presidente degli Stati Uniti quale è definita dalla Costituzione. Ed è assolutamente essenziale per proteggere gli americani dagli attacchi (dei terroristi)».
L’Amministrazione si fa dunque sentire, e si riapre in America la discussione su quali dovrebbero essere i confini tra interesse nazionale e libertà di stampa. A voler ben vedere, tuttavia, l’inchiesta del New York Times che ha fatto tanto rumore non può esattamente essere definita uno scoop. Già dal 2002, infatti, circolavano informazioni sul controllo delle autorità Usa sulle transazioni eseguite attraverso la società belga Swift. Nel dicembre di quell’anno il Gruppo di monitoraggio dell’Onu su Al Qaida e i talebani pubblicò un rapporto per il Consiglio di Sicurezza nel quale si poteva tra l’altro leggere che «gli Stati Uniti hanno cominciato ad applicare nuove tecniche di monitoraggio delle transazioni sospette (...) Sistemi di relazioni bancarie e di pagamento su larga scala come lo Swift e altri sono fondamentali per esaminare le transazioni bancarie internazionali e possono fornire molte informazioni sui pagamenti (...) Questo Gruppo raccomanda che anche altri Paesi adottino meccanismi simili». E del resto la scarsità di privacy nelle transazioni bancarie internazionali è comprovata dal fatto che i gruppi terroristici, così come le organizzazioni criminali e i riciclatori di denaro sporco, tendono sempre più a evitarle, preferendo affidarsi ai tradizionali corrieri.
Tornando all’inchiesta del New York Times, diversi giornali belgi hanno scritto ieri che anche il locale ministro delle Finanze, Didier Reynders, la Banca Centrale del Belgio e le principali banche del Paese erano al corrente del monitoraggio segreto condotto dagli americani attraverso la Swift. I giornali tirano in ballo anche il ministro della Giustizia Laurette Onkelinx, che però ha smentito con decisione.