Cheney: «Italia e Usa mai così vicini»

Il premier sarà ospite d’onore di George W. Bush per i festeggiamenti del Columbus Day

da Roma

L’Occidente è «uno solo». Non si spezzi, quindi, il filo che ci tiene uniti alla Russia. Anzi, si riprenda a camminare insieme, a collaborare. E si segua l’accordo Nato del 2002, quello firmato a Pratica di Mare. Con l’obiettivo di scongiurare una nuova guerra fredda e combattere invece, fianco a fianco, per superare le varie crisi internazionali sul tappeto. Silvio Berlusconi rilancia la sua road-map diplomatica per uscire dalla crisi caucasica. Lo fa puntando ancora una volta sulla mediazione. E così, seduto accanto al vicepresidente degli Stati Uniti, Dick Cheney, spalla destra dell’amico George W. Bush, tende la mano all’altro amico: Vladimir Putin.
«Ho illustrato al presidente Cheney la nostra attività, quello che abbiamo fatto - attacca il premier in conferenza stampa - in qualche caso essendoci riusciti, per evitare che ciò che è avvenuto in Ossezia, e poi in Georgia, potesse diventare, anziché un incidente isolato, un detonatore, una miccia capace di portare indietro la storia di anni, al tempo della guerra fredda». E così, dopo aver ringraziato gli Usa per aver «apprezzato» l’azione italiana, che «continueremo a svolgere», il presidente del Consiglio sottolinea che si deve «continuare ad andare nella direzione presa dopo l’accordo tra Nato e Federazione russa, firmato a Pratica di Mare nel 2002». Per Berlusconi, infatti, bisogna «collaborare», tutti insieme, visto che «facciamo parte dell’Occidente, che non sono due, ma uno solo». Di quell’Occidente, quindi, che comprende la Russia, con la quale dovremo invece «operare per combattere le crisi del mondo: il terrorismo, la proliferazione delle armi atomiche, la miseria e le malattie, per portare il mondo ad uno stato di pace e di benessere ancora lontano da essere raggiunto».
Dal canto suo, Cheney condanna l’operato di Putin. «La comunità internazionale - dichiara il vicepresidente Usa - è unita nel deplorare le azioni militari della Russia e nel condannare i tentativi unilaterali e illegittimi di alterare con le armi i confini della Georgia». Il governo di Tbilisi, aggiunge, insieme all’Ucraina, hanno il «diritto di entrare nella Nato», di «rafforzare i legami con l’Occidente».
Sul fronte bilaterale, il numero due della Casa Bianca assicura che «i rapporti tra Stati Uniti e Italia, ottimo alleato, non sono mai stati così forti». Il nostro Paese, riconosce Cheney, «prende sul serio la responsabilità della leadership mondiale». E a tal proposito ricorda l’impegno in Afghanistan, in Irak, senza dimenticare il Libano e il Kosovo. Subito dopo, riconosce a Berlusconi di essere un «uomo forte, che ha la capacità di assumere la responsabilità di una leadership». Ecco perché, sottolinea, «noi apprezziamo i suoi consigli e la sua saggezza».
Intanto, il premier annuncia che volerà presto negli Stati Uniti, per partecipare al Columbus Day, su invito di Bush. «Vi andrò per ringraziare e celebrare la nostra amicizia», riferisce il Cavaliere. Pronto a rimarcare, rivolgendosi a Cheney, che «è sempre presente» in Italia «la gratitudine per il vostro popolo e per le vittime americane che ci hanno ridato la dignità, la libertà e il benessere dopo la seconda guerra mondiale. Una gratitudine che non è mai venuta meno e che mai verrà meno».