LA CHERNOBYL DI ANGELA FA RIFLETTERE

L’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl, avvenuto giusto vent'anni fa, ha dato lo spunto a Piero Angela per una puntata di Superquark dal titolo ben esemplificativo: Chernobyl: nel buio degli anni luce (mercoledì su Raiuno, ore 21,15). L'esplosione del reattore nucleare della centrale russa non determinò solo la tragica morte di una cinquantina di persone (per lo più tecnici e vigili del fuoco, anche se secondo Greenpeace le vittime sarebbero in realtà molte migliaia) ma provocò anche un allarme mondiale che, sotto l'influsso della comprensibile paura determinata dall'incidente, cambiò la politica energetica di alcuni Paesi tra i quali l'Italia, che rinunciò al nucleare in base all'esito di un apposito referendum. Gli strascichi di quell'avvenimento si fanno quindi ancora sentire, sia sotto il profilo di una potenziale continuazione degli effetti contaminanti (le falde acquifere della zona sono tuttora a rischio) sia per quanto riguarda le linee guida della politica energetica dei Paesi industrializzati, e il programma di Angela ha cercato con la consueta chiarezza di tracciare un quadro quanto più esaustivo possibile della complessità della situazione. Da un punto di vista strettamente televisivo, la puntata di Superquark è sembrata riassumere al meglio l'idea di divulgazione scientifica di Piero Angela, che passa attraverso alcuni consolidati punti fermi: anzitutto il ricorso ormai costante a pezzi «sceneggiati» (in questo caso presi a prestito da una ricostruzione dell'incidente fatta dalla Bbc, con attori che impersonavano tecnici della centrale nucleare, dirigenti, responsabili politici), un modo per vivacizzare il racconto e per tenere desta il più possibile l'attenzione di un pubblico che ormai è abituato ad assimilare informazioni soprattutto attraverso la sollecitazione visiva; in secondo luogo il rimpallo tra parti di trasmissione condotte in studio e altre vissute da inviato, sia sui luoghi della tragedia che facendo visita alla centrale di Garigliano, per ricostruire l'incidente con l'aiuto del fido esperto Paco Lanciano e di un modellino del reattore russo. Di particolare impatto è stata, soprattutto, la visita fatta da Angela alla città fantasma di Prypiat, a una manciata di chilometri da Chernobyl, i cui 47mila abitanti vennero evacuati seppur con ritardo, in linea con il clima generale di omertà (le autorità russe parvero a lungo temere la possibile diffusione della verità più che le conseguenze stesse dell'incidente). Le immagini di questa città deserta da vent'anni, circondata dal filo spinato, in cui la vita si è fermata di colpo (è stata definita non a caso «una sorta di Pompei dei giorni nostri») resterà difficilmente cancellabile dagli occhi dello spettatore.