Chewing-gum in terra, staccarli ci costa 60mila euro all’anno

IL CONSUMO A Milano si vendono 80 tonnellate di gomme da masticare, la metà gettate in strada

Spiattellate, nere patocche e appiccicaticce. Le trovi un po’ dappertutto a marcare l’indifferenza, o perfino l’ostilità, di certi milanesi nei confronti del territorio in cui vivono: sui cordoli in granito dei trentamila chilometri di marciapiedi di Milano, sulle strisce bianche dei passaggi pedonali, sui gradini e sulle rampe metalliche delle scale mobili della metropolitana. Perfino spiaccicate tra un sedile e l’altro di tram, autobus e filovie. Senza rispetto. «In Italia - svela Primo Mastrantoni, segretario dell’Aduc, associazione per i diritti degli utenti consumatori - stimiamo un consumo annuo di circa 23mila tonnellate di gomme da masticare».
E sicuramente Milano, con le sue 80 tonnellate di consumo annuo (stima per difetto) fa la sua parte. Significa che se tutti i milanesi buttassero in terra la «cicca», ci vorrebbe una somma stramilionaria per eliminarle tutte, dal momento che i tecnici stimano un costo di rimozione pari a un euro per ogni chewing-gum. E l’evidenza suggerisce che non siamo così lontani da certe cifre emergenziali. Anche perché il consumo di gomma da masticare, sta aumentando di un buon sette per cento all’anno.
Una rapida ricognizione nel «salotto buono» cittadino consente di contare almeno trenta macchie nerastre di chewing-gum per metro quadrato in corso Vittorio Emanuele, con un deciso e inspiegabile incremento sulla pavimentazione in granito di Baveno attorno (e non dentro!) ai cestini di rifiuti. Non importa se si cammina sopra pavimentazioni d’epoca, marmi preziosi, suoli di tutto rispetto di una Milano che fu. La cicca viene comunque gettata in terra. Macchie antiestetiche, fastidiose da avere sotto le suole e persistenti: in mancanza della loro rimozione, le «cicche americane» si degradano in non meno di cinque anni. Il numero di gomme spiattellate raddoppia anche in prossimità dei grandi negozi come la Rinascente. E se in piazza della Scala e in via Mercanti si scende a circa otto chewing-gum a metro quadro, il dato si intensifica leggermente sotto il porticato di ingresso al tempio della lirica (anche i melomani masticano e «ciccano»?). Certi comportamenti non sono migliori tra gli studenti: in via Festa del Perdono, davanti agli ingressi dell'Università Statale, ci sono costellazioni di macchie scure sui marciapiedi.
Perfino il porticato interno del Conservatorio Giuseppe Verdi non esce indenne dal fastidioso prodotto della masticazione compulsiva di giovani e meno giovani. Un «tic» che produce grossi danni: oltre a obbligare a costose operazioni di pulizia, inquina l'ambiente a causa delle tracce di solventi corrosivi necessari alla rimozione della gomma-base. Anche all’estero i ruminanti umani non scherzano. Le autorità londinesi hanno calcolato che per ripulire la centralissima Oxford Street dalle tracce di chewing-gum, sono necessarie almeno 17 settimane di lavoro e decine di migliaia di sterline.
«Per ora - dice un funzionario del Nucleo Ambiente Duomo della Polizia Locale - a Milano non sono state ancora assunte specifiche iniziative su questo problema che, senza adeguate campagne informative, sarebbe comunque di difficile gestione... Come si fa a mettere un vigile alle costole di ogni singolo cittadino?». Mentre altre medie e piccole città si attrezzano (a Udine chi getta gomme sul marciapiede è sanzionabile con una contravvenzione fino a 154 euro; a Monte Argentario e a Treviso da qualche anno c’è un osservatorio anti chewing-gum) Milano e le altre grandi città, forse perché incalzate da problemi ritenuti più urgenti, stanno a guardare. «Servirebbe quanto meno una ordinanza del sindaco - dicono in coro commercianti e cittadini - che introduca multe salate insieme a maggiori informazioni sulle conseguenze di un gesto incivile quale è quello di sputacchiare o attaccare cicche masticate ovunque».
Nelle altre capitali europee il problema è in via di soluzione. Ultima ad aver dichiarato guerra alla gomma americana è Barcellona, che tenta di proteggere le Ramblas con cartelli di divieto e minacce pecuniarie. La prima è stata Atene che ha bandito il chewing-gum dalla città nel 2007, dopo che ne vennero trovati ben 27 chili spiaccicati sulle antiche pietre dell’Acropoli.