Chi accusava Madama oggi fa la fila alla cassa

La Juventus non è in vendita, dicono quelli dell’Ifil. Sono in vendita, però, i suoi dipendenti. Per primo se ne è andato l’allenatore, un uomo tutto di un pezzo, un professionista assiduo nel lavoro e giustamente attento a salire sulla prima imbarcazione di passaggio, con la preferenza per panfili con equipaggio all’altezza, altrimenti ci pensa lui. Breve parentesi: ma se Fabio Capello, il personaggio in questione, è davvero il Migliore, perchè non ha preso il Real Madrid così come l’aveva trovato, senza aggiungere un solo acquisto, per dimostrare di portarlo più in alto di quello che hanno saputo fare Luxemburgo e Lopez Caro? Ritorno alla boutique Juventus. Dunque, partito il maestro di Pieris, la scolaresca si è resa conto che non poteva essere bocciata in blocco, per colpe clamorose della dirigenza. E allora si sono aperti i giochi, senza che nessuno possa dire che trattasi di tradimento, di grande fuga, di vigliaccata mentre il corpo della defunta Signora è ancora caldo. No, questa è demagogia. Un professionista ha il diritto di scegliere, di essere competitivo non soltanto per l’ingaggio ma anche per il teatro dove va ad esibirsi. La stessa Juventus questo «fascino» ha usato da sempre per portare a casa i calciatori migliori, da John Hansen a Charles, da Sivori a Platini, da Zidane a Ibrahimovic o Vieira e tutti gli altri assieme. E allora è giusto e giustificabile che un campione (lo è di diritto, ha conquistato sul campo il titolo e i titoli, non dico gli scudetti tolti dalla giustizia sportiva, ma il censo, la cifra tecnica, il valore professionale che è stato ribadito in sede di campionato mondiale), è giusto e giustificabile, dicevo, che un calciatore di questi cerchi la sistemazione migliore. Chi all’Inter, come il caso di Zlatan Ibrahimovic e Patrick Vieira, chi al Lione, per dire della possibile destinazione di Trezeguet, chi al Barcellona, come Thuram e Zambrotta, mentre Buffon resta in lista di attesa, perchè quelli del Madrid, Capello e Baldini, dovranno versare il giusto e di più, senza pensare di cavarsela con il jamon pata negra in dosi industriali. La Juve deve smobilitare ed è curioso, in parte però, che a prelevare dal suo conto corrente tecnico siano i club che hanno messo all’indice il comportamento degli stessi juventini, vorrei dire del caso Ibrahimovic-Cordoba o Ibrahimovic-Stankovic-Mihajlovic, e ancora Baldini e tutto ciò che avesse colore bianconero. Ma questo è il football, giocato in campo e blaterato fuori. Contano i fatti, la Juventus è una vecchia dimora nobiliare che chiude e mette in vendita i pezzi dell’argenteria di famiglia. Chi parla di nuovo calcio, di aria pulita, deve fare i conti con i soliti noti, procuratori e direttori sportivi che continuano a lavorare nel canneto, non intercettati e dunque liberi e belli. La Juventus ha la grande possibilità di rinascere, come la fenice, da queste ceneri, con una filosofia nuova, puntando sui giovani, come vorrebbe la sua ragione sociale. Del Piero e Nedved, che sono due schegge impazzite rispetto allo scenario di cui sopra, possono fare da navigatori. Il resto è davvero fuffa e chi ha i soldi si faccia avanti senza fare la morale, in silenzio, paghi e porti a casa. A Torino non aspettano altro. A Madrid, Milano, Roma, non aspettavano che questo.