PER CHI AMA IL PERICOLO

L’investitore che punta al massimo risultato accettando i rischi più elevati rientra nel profilo «speculativo». Si tratta di un soggetto di qualsiasi età, abituato però a muoversi nei momenti di grande volatilità dei mercati finanziari, cioè nelle fasi in cui si registrano le maggiori fluttuazioni dei prezzi che consentono di guadagnare molto (se si riesce a comperare sui livelli minimi), ma espongono anche al pericolo di perdere tanto qualora si commettano errori.
Per questo tipo di investitore non c’è dubbio che i forti ribassi degli indici azionari e delle materie prime abbiano creato delle occasioni di acquisto. Un possibile portafoglio potrebbe essere costituito per il 10% da un fondo obbligazionario Paesi emergenti, per un altro 10% da Etf azionario America, per un altro 10% da Etf azionario Pacifico, per un altro 10% da Etf azionario Europa, per il 5% da Etf azionario Italia, per il 35% da un fondo azionario Paesi emergenti, per il 10% da Etf materie prime e da un altro 10% di Etf sull’oro. Così composto, il portafoglio per l’investitore speculativo avrebbe, per esempio, perso l’8,09% durante quest’ultima crisi (dal 1/7 al 26/8 scorso), ovvero il 2,08% negli ultimi 12 mesi. Lo stesso portafoglio, durante i sei mesi della crisi post fallimento Lehman Brothers, avrebbe fatto perdere il 27,46%: se però l’investitore avesse mantenuto i nervi saldi e non avesse venduto, nei 12 mesi successivi, cioè dal 9 marzo 2009 al 9 marzo 2010, avrebbe potuto contare su un rimbalzo del 50,1%.
Il problema è che, a maggior ragione, per un portafoglio così esposto ai molteplici e non sempre prevedibili rischi dei mercati (sia delle Borse che delle materie prime), i risultati del passato sono solamente una indicazione delle possibili perdite e dei potenziali guadagni, ma non rappresentano alcuna concreta certezza di risultati effettivi.