Chi è assolto non potrà più essere processato

Marianna Bartoccelli

da Roma

Da oggi i processi che si concludono in primo grado con l’assoluzione non potranno essere appellati. Scompare così il secondo grado per gli imputati che vengono assolti in prima istanza. Si potrà ricorrere in Cassazione solo per le verifiche di legittimità. Il ricorso in secondo grado, sia da parte del pm che dell’imputato, sarà consentito soltanto in caso di sentenza di condanna. La legge, approvata in via definitiva dal Senato, segnerà certamente il futuro processuale di migliaia di procedimenti e servirà anche ad accelerare il completamento di molti iter procedurali. La legge prevede anche l’allargamento dei motivi di ricorso in Cassazione, estendendo la possibilità ai casi in cui non sia stata assunta una prova decisiva e ammissibile. «Finalmente viene varata una legge in linea, oltre che con la migliore giurisprudenza anche con il processo accusatorio» sostiene il presidente dell'Unione delle Camere Penali, Ettore Randazzo. L' «ultimo colpo mortale» al sistema giustizia; cresce di «un'unità il numero delle leggi da cancellare per prendere sul serio la giustizia», è il giudizio invece del presidente e del segretario di Magistratura democratica, Franco Ippolito e Juan Ignazio Patrone. «Dopo la Cirielli, con la legge Pecorella si completa il disastro della Giustizia penale» - commenta il presidente dell'Associazione nazionale magistrati, Ciro Riviezzo. «Tra l'abbreviazione dei termini di prescrizione e l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento sarà sempre più difficile per le vittime dei reati ottenere giustizia - aggiunge Riviezzo - e nel frattempo, con l'allargamento del ricorso per Cassazione la ragionevole durata del processo diventa sempre più un miraggio».
Per Roberto Centaro, il presidente della Commissione Antimafia, questa riforma invece è certamente «una rivoluzione nell'ambito complessivo del processo penale». «Attribuisce molto più peso all'attività della Cassazione e si registrerà una diminuzione del lavoro per le Corti d'appello - prosegue Centaro - la legge applica un principio contenuto nell'art.1 della Convenzione sui diritti umani, ratificata nel '98. Il proscioglimento avviene già oggi, ai sensi della normativa penale, dopo che il magistrato ha verificato che non vi siano assolutamente elementi per arrivare all'assoluzione con formula piena. Con la riforma c'è una maggiore responsabilizzazione dei magistrati nella fase delle indagini preliminari e in primo grado».
Per l’opposizione si tratta invece dell’ennesima normativa «ad personam». «Si vuole ufficialmente rinunciare ad una giustizia veramente giusta» dice Antonio Di Pietro. Mentre per i senatori Angius e Calvi si tratta di una legge «anticostituzionale». «Adesso è più probabile che nell'incertezza, e in assenza della possibilità di ricorso in Appello, un giudice possa essere portato più alla condanna che all'assoluzione» sostiene il senatore Calvi, mentre il capogruppo dei Ds, Gavino Angius, con questa legge «il governo cerca di sottrarre alla giustizia alcuni imputati eccellenti che stanno a cuore a Forza Italia e a Palazzo Chigi». Respinge queste accuse il sottosegretario alla Giustizia, Iole Santelli: «Ogni volta che questo governo interviene in materia di giustizia la sinistra punta il dito contro Berlusconi e parla di legge ad personam. È il loro giudizio che è sempre “ad personam”, e cioè pregiudizialmente sempre contro l'operato della maggioranza e del premier». Scontro a margine dell’approvazione della legge tra il presidente commissione Giustizia, Gaetano Pecorella e il senatore Nando Dalla Chiesa, che ha messo in rime baciate il testo del suo intervento contro la legge. Tra queste la rima che la legge «è stata scritta dal suo avvocato per salvare l’imputato». Infine per il presidente della commissione giustizia al Senato Antonio Caruso di An la legge servirà ad affermare il principio «che il cittadino deve essere disposto a sentirsi chiamare colpevole soltanto una volta, poi se viene emessa sentenza di assoluzione non si deve andare avanti poiché altrimenti da processo diventa persecuzione giudiziaria».