CHI BEN COMINCIA

Se fosse un film, sarebbe Qualcosa è cambiato. Se fosse un momento storico, sarebbe Yalta. Se fosse un calcolo matematico, sarebbe la differenza fra un risultato con il segno meno e uno positivo. Essendo politica, sono i rapporti fra Sandro Biasotti e Claudio Scajola.
Fra le cause della sconfitta di cinque anni fa, c’è anche da un lato la mancata candidatura di Sandro Biasotti nelle liste azzurre, per un veto di tutti i parlamentari candidati e persino di quelli non candidati, ma soprattutto di Claudio Scajola. Dall’altro, la sciagurata reazione dell’ex governatore che, alla vigilia dell’apertura delle urne, disse che Forza Italia era invotabile e che Scajola era brutto e cattivo.
Poi, fra persone capaci e intelligenti, ed entrambi lo sono moltissimo, ci si parla, ci si spiega e ci si capisce. E ora - complice un paziente e ottimo lavoro di ricucitura degli sherpa azzurri e arancioni, da Michele Scandroglio a Cesare Castelbarco Albani - le incomprensioni sono un ricordo, i sobillatori sono in archivio e il Popolo delle Libertà marcia verso un ottimo risultato.
Fra l’altro, è superato l’equivoco di una rivalità fra i due per lo stesso osso. Biasotti stesso l’ha riconosciuto con una capacità di lettura della politica che gli fa onore, una volta di più. Scajola - come dimostra ogni volta che va a Porta a porta o a Matrix, dove pare un gigante rispetto ad altri esponenti azzurri impegnati solo a ripetere quanto è alto, biondo e lungocrinuto Berlusconi - si è ritagliato un ruolo da leader nazionale, oltre che da punto di riferimento ligure. Ha fatto bene al comitato di controllo sui servizi segreti ed è pronto a tornare al governo. Non all’Interno dove la sua gestione, per mille motivi, non passerà alla storia, ma alle Attività Produttive, dove per giudizio unanime ha fatto davvero molto bene. Biasotti, invece, è pronto per Roma, magari anche per un ruolo di viceministro o sottosegretario, per poi riconquistare la Regione nel 2010. Riconoscendo la leadership politica di Scajola, indubbia, e gestendo la Regione e anche le nomine, non contro i suoi partiti e il suo mondo, ma insieme a quel mondo. Senza aver paura dello spoil system per gli arlecchini servitori di troppi padroni, ma anche senza buttare le professionalità migliori a disposizione. E credo che, di fronte a un progetto simile, sarebbero in tanti a non tirarsi indietro, ma a tuffarvisi con entusiamo.
Ecco, nelle parole con cui Sandro Biasotti aderisce al Popolo delle Libertà, c’è il futuro: «Sono orgoglioso ed entusiasta di apportare il mio contributo».
Sono passati due anni, ma sembra un secolo. C’è una differenza enorme da ieri ad oggi. La differenza fra la sconfitta e la vittoria. E, persino al di là dei risultati elettorali del 14 aprile, il nuovo clima è già una vittoria.