«Chi blocca la vendita Sea ferma le grandi opere»

La Regione: «Prenderemo una decisione sull’acquisto solo dopo il passaggio in aula del provvedimento»

Chiara Campo

L’elenco completo «vale» circa due miliardi di euro. Sono le decine di opere pubbliche che il Comune di Milano ha inserito nel piano triennale 2005-2008, si va dal prolungamento della linea 4 della metropolitana alla Città della cultura sulle ceneri dell’ex Ansaldo, dagli interventi nelle scuole alla riqualificazione del parco Baravalle e del Forlanini alla sistemazione delle case popolari. Buona parte dei lavori potrebbero partire non appena l’amministrazione incasserà i soldi dalla vendita del 34% di Sea. Ma il condizionale è d’obbligo, visto che quando lunedì è arrivato il via libera della giunta alla vendita delle quote con asta pubblica, l’opposizione ha promesso battaglia in consiglio comunale per bloccare l’operazione. «Una cosa deve essere chiara - avverte il vicesindaco Riccardo De Corato -: chi è contro la vendita del 34% di Sea è anche contro le opere che verrebbero fatte con i 600 milioni di euro che il Comune incasserebbe. Chi farà battaglia in aula dovrà poi rendere conto alla città del perché le opere pubbliche non si fanno». Ogni volta che Palazzo Marino ha intrapreso la strada delle dismissioni, ricorda De Corato, «siamo stati bloccati dai ricorsi, basta ricordare i casi di Aem e Sea. E siamo pronti a affrontare un’altra battaglia campale. Se la delibera sarà bloccata, racconteremo che le opere non si faranno perché è mancata la votazione in aula. L’opposizione ci chiede tutti i giorni di fare interventi, poi ci impediscono di incassare il denaro per realizzarli. Chi non vuole la privatizzazione non vuole nemmeno il canale scolmatore di Niguarda o la quarta linea della metropolitana».
Il capogruppo comunale della Margherita, Andrea Fanzago, ribatte che «le azioni della giunta che riguardano sia Sea che le altre privatizzazioni stanno penalizzando gli interessi dei cittadini». E sostiene che «i soldi per la realizzazione della metropolitana dovevano già essere stati incassati lo scorso settembre 2004. O forse da Roma i tanto declamati finanziamenti non sono mai arrivati?».
Dopo la decisione del Comune di mettere in vendita il 34% della società aeroportuale tramite asta pubblica, il segretario generale della Provincia Antonino Princiotta ha affermato che Palazzo Isimbardi «non parteciperà. Non siamo interessati, per il momento restiamo con il nostro 14 per cento». La Regione Lombardia invece per ora resta in silenzio e fa sapere soltanto che «una decisione verrà ufficializzata solo dopo il passaggio del provvedimento in consiglio comunale».