Chi bombardò la Serbia non dia lezioni

Nel dibattito politico in corso nel nostro Paese occupa un ruolo rilevante il problema della pace, di come combattere il terrorismo senza violare l'articolo 11 della Costituzione «l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali», se rimanere saldi nei nostri impegni internazionali in Afghanistan, come e se venire incontro alle richieste degli alleati quando chiedono a Vicenza di ampliare la capacità logistica di una loro base.
Politologi e osservatori si trovano di fronte a tre posizioni: la prima è quella del pacifismo senza se e senza ma alla Gino Strada, contrario per principio a ogni utilizzo delle nostre Forze Armate in missioni militari di pace; la seconda è quella di chi rivendica una continuità nella politica estera italiana non cogliendo differenze sostanziali tra quanto deciso dal governo di centrosinistra al tempo della presidenza D'Alema (Kosovo, Serbia) e di quanto deciso dal governo Berlusconi dopo l'11 settembre 2001 (Afghanistan, Irak); la terza posizione, tipica dei Verdi, dei Comunisti Italiani e di Rifondazione comunista sostiene che il governo Berlusconi ha mandato i soldati italiani a fare la guerra in Irak, mentre le missioni dei tempi di D'Alema e quelle del governo Prodi in Libano sono profondamente morali e in sintonia con i nostri valori Costituzionali.
Queste posizioni si confronteranno tra poche settimane al Senato della Repubblica, dove arriverà nuovamente al pettine il nodo del rifinanziamento della missione in Afghanistan. Vorrei capire allora, come ministro dei Rapporti con il Parlamento del governo Berlusconi, quale giudizio danno quelli che usano due pesi e due misure, a secondo che i governi siano amici o avversari, del comportamento dell'Italia nella guerra contro la Serbia (curiosità che estendo all'opinione del presidente della Repubblica dell'epoca Oscar Luigi Scalfaro).
Dal 23 marzo al 10 giugno 1999 infatti la Nato svolse una intensa e sistematica attività di bombardamento su obiettivi militari e civili sulla capitale Belgrado e su altre località della Serbia. I bombardamenti, inizialmente solo notturni, si intensificarono senza sosta notte e giorno e poi tre volte nelle 24 ore (al mattino, dalle 17 alle 18 e dalle 20 alle 21). I bombardamenti, è giusto sottolinearlo per amore di verità, erano mirati e non indiscriminati, preceduti da chiari preavvisi al nemico sugli obiettivi che sarebbero stati colpiti. Ciò nonostante è impressionante il quadro dei bersagli colpiti anche con cluster bomb, bombe penetranti a effetto tellurico per i bunker e missili da crociera.
A Belgrado per esempio vennero colpiti il ministero degli Interni federale, l'Università, la Tv di Stato, il policlinico, il ministero della Difesa, l'ambasciata d'Italia, l'ambasciata cinese, la stazione ferroviaria, il quartiere residenziale Dedinye, la residenza di Milosevic, la residenza dell'attaché italiano, la sede dei Servizi, l'ospedale di Dedinye, il palazzo del Partito comunista, l'hotel Yugo, la raffineria di Pancevo. A Belgrado e fuori Belgrado vennero colpiti molti ponti sul Danubio, vari aeroporti fra i quali quelli di Belgrado, Nis e Pristina, le centrali elettriche e dovunque fossero veicoli e mezzi corazzati.
Se la memoria non mi tradisce il ministro della Giustizia era l'attuale segretario dei Comunisti italiani Oliviero Diliberto, uno dei più severi censori del centrodestra, da lui accusato di aver stracciato la Costituzione quando inviò la missione di pace in Irak, attualmente in partenza per la marcia pacifista di Vicenza. Eppure all'allora ministro Diliberto non poteva sfuggire che nei cento giorni di bombardamento sulla Serbia gli obiettivi erano definiti a livello Nato e noti al governo italiano, che autorizzò la nostra Aeronautica militare a effettuare missioni di bombardamento.
Per fortuna non mi sono mai trovato in cinque anni di governo a dover assumere decisioni così angoscianti: pregherei però chi le ha decise o avallate con il suo silenzio di non voler fare il primo della classe, di esimersi per decenza dal dare lezioni agli altri, e magari sabato a Vicenza di dare qualche spiegazione ai suoi compagni mentre parteciperà al corteo dei pacifisti contro la base Usa.
*deputato dell’Udc