Chi brucia un barbone esce di cella dopo 2 mesi

L'aggressione fu il 10 novembre 2008: <strong><a href="/a.pic1?ID=325711">i 4 responsabili </a></strong>furono presi dopo due settimane. Andrea Severi, dato alle fiamme in novembre a Rimini, è ancora sotto choc: &quot;Lo sogno ogni notte&quot;. Il pm Maurizio Laudi: <strong><a href="/a.pic1?ID=325708">&quot;Scandaloso scarcerarli&quot;</a></strong>

Padova - Andrea Severi giace da tre mesi in un letto al quinto piano dell’ospedale di Padova, le gambe ustionate da 4 ragazzi di Rimini che gli hanno dato fuoco. Due interventi chirurgici, un terzo che l’uomo si ostina a evitare. Mai uscito dal Centro ustioni, mai lasciato la prima stanza a sinistra del reparto se non per essere trasportato in sala operatoria, mai messo piede a terra. «Si sveglia ancora in piena notte in preda agli incubi - dice il dottor Bruno Azzena, il direttore del reparto -, si vede avvolto dalle fiamme, paralizzato dal terrore».

Severi è un apolide, un barbone, senza casa né un luogo dove proseguire le cure quando sarà dimesso. Dormiva sulle panchine di Rimini. Riceve poche visite, i familiari abitano lontano, a Taranto, e lui non ha tanta voglia di vedere gente. Le infermiere sono inflessibili, bisogna attendere le 16,30 e suonare a un citofono, in fondo al corridoio della chirurgia plastica. Devi indossare camice, guanti, copriscarpe, mascherina, cuffia, e aspettare così sterilizzato che lui dica se ha voglia di vederti o no. Ieri non ne aveva, preferiva starsene in compagnia della piccola tv accanto al letto.

E poi, ancora sotto shock, non è che il clochard abbia tanto da dire. Nell’unica intervista concessa, a dicembre alla «Voce di Romagna», confessò di non riconoscere i ragazzi che l’avevano aggredito. «Non li ho mai visti, forse erano quelli che giocavano con lo skate-board al parco Fabbri. Non saprei dire. Ma per me non sono stati nemmeno loro. Io sono convinto che sia stato quel tizio a cui, quella sera, avevo chiesto di comperarmi un pacchetto di sigarette e una pizzetta. Gli avevo dato anche i soldi. Ma lui non è più tornato e io mi sono addormentato». Invece gli sono incise nella mente le orribili immagini del fuoco che lo divorava: «Non li ho visti in faccia. Stavo dormendo e quando mi sono svegliato per il calore ho visto davanti a me un muro di fuoco. Avevo le fiamme davanti agli occhi, non ho visto altro, sentivo soltanto il fuoco». I quattro che l’hanno aggredito hanno confessato. Uno, Alessandro Bruschi, quello che ha appiccato il rogo, è in carcere. Gli altri tre, che erano rimasti in auto, hanno lasciato la cella. Sono agli arresti non domiciliari ma «in comunità» non in contatto tra di loro. Sono stati affidati ad altrettante strutture di recupero nei dintorni di Rimini. Uno deve assistere un handicappato, un altro un malato di Parkinson, il terzo i barboni aiutati dalla Caritas. Il pm che segue l'inchiesta, Davide Ercolani, difende con convinzione questa scelta: «Non sono a casa nella bambagia, lavorano tutto il giorno, devono pulire il sedere a gente che sta male, la loro è una condizione severa. La via delle pene alternative è stata sollecitata anche dal governo in carica, se n’è parlato in commissione Giustizia. E numerosi esperti ci hanno dato ragione».

Nonostante la confessione, i giovani potrebbero subire una pena lieve. I loro difensori hanno chiesto una perizia sullo spargimento della benzina: se non si troveranno tracce su Severi o sulla panchina, ciò significherebbe che il liquido infiammabile è stato gettato a terra, sull’asfalto, e l’accusa di tentato omicidio ora sostenuta dalla procura potrebbe venir meno. Proprio ieri il gip di Rimini ha nominato un consulente per l’incidente probatorio, una procedura che accorcerà i tempi. «Preferivo che stessero in carcere più a lungo - protesta Ornella Severi, sorella del clochard -. Facendoli uscire dal carcere è come se li avessero premiati. Mi sembra un po’ una presa in giro, soprattutto per mio fratello, tanto più che hanno confessato. Non è stata fatta giustizia. Potevano lavorare stando dietro le sbarre. Chissà se Andrea si riprenderà dallo shock». Per il dottor Azzena le condizioni generali del ferito sono buone, ma non si può dimetterlo prima di averlo sottoposto a un nuovo intervento: «Ha subito un trauma importante che ha coinvolto il fisico ma soprattutto la sfera psichica». «Non si riprende, rifiuta le cure, non ragiona più come dovrebbe - aggiunge la sorella -. I medici ci danno speranze che possa tornare a camminare, ma lui è poco lucido, non fa la fisioterapia di cui ha bisogno. Invece questi ragazzi senza valori, che danno fuoco alla gente come divertimento, si preparano presto o tardi a riprendere una vita normale».