«Chi crede in Dio vive più a lungo»

Vita dura per gli agnostici e gli atei. Mentre a Genova le pubblicità sugli autobus vengono ritirati arrivano anche studi scientifici che spiegano come chi ha fede solitamente viva più a lungo e resista meglio alle malattie terminali. Giustizia divina, potrebbe osservare qualcuno. Fatto sta che la dottoressa Alessandra Lancellotti, psicologo clinico genovese, già nel 1988 aveva presentato un lavoro dal titolo «I rapporti tra umore e tumore» che spiega per filo e per segno come chi crede abbia una vita più serena e goda anche di maggiore longevità: «È stato provato scientificamente - racconta la dottoressa Lancellotti - che le persone che hanno un proprio credo riescono ad avere difese immunitarie più forti perché sviluppano noradrenalina ed endorfina sostanze che stimolano la piacevolezza».
Al contrario chi è umorale e chi non ha fede in Dio, secondo questa ricerca, stimolerebbe meno questi ormoni vedendo così abbassarsi le difese immunitarie. «Se abbiamo fiducia, coraggio, fede- prosegue la sua illustrazione Lancellotti - riusciamo a superare anche battaglie che la medicina non può contrastare se non è aiutata da una consapevolezze psicologica e mentale dell’individuo. Sono fattori che servono molto più delle vitamine ed è dimostrabile come malattie terminali come la Sla o la sclerosi multipla vengano affrontate meglio dalle persone che hanno un forte credo. Non solo, ma è dimostrato che anche in casi molto gravi vivono più a lungo i soggetti che si sostengono e sono sostenuti dalla propria fede». Secondo la psicologa genovese anche la depressione è una malattia che colpisce di più chi ha mancanza di fede: «L’amore, i sentimenti, la fiducia sono fattori biologici molto più delle medicine».