Chi ha debiti retroceda, chi fa spese folli fallisca

Ormai che è chiaro che il Genoa sarà deferito, le ipotesi restano tre: assoluzione, penalizzazione sul prossimo campionato di serie A, retrocessione in B.
Fondamentale sarà che il formidabile collegio difensivo costituito dagli avvocati Grassani, Coppi, Biondi e Crippa (li elenco in ordine di presunta competenza delle carte del calcio) riesca a convincere la magistratura sportiva che il presidente Preziosi è totalmente estraneo ai fatti imputatigli. In quel caso, infatti, nella peggiore delle ipotesi (colpevolezza di un collaboratore o dintorni) potrebbe scapparci qualche punto di penalizzazione in serie A.
La vicenda peraltro s’inquadra in un momento storico che potrebbe risultare decisivo per il nostro calcio: o si cambia drasticamente filosofia e politica sportivo-economico-finanziaria, o ci si avvia alla rovina totale. Ditemi voi se, a prescindere dalla melmosa corruzione spicciola (comprare e vendere risultati, e magari scommetterci sopra), per vero principalmente dilagante dalla B in giù, nella migliore delle ipotesi non sia concorrenza sleale - nei confronti dei pochi onesti «scemi» superstiti nel Circo Infernale - papparsi in 3 (Juve, Milan, Inter), massimo 4 o 5 (Roma e Lazio), il 90% degli introiti televisivi globali; ottenere finanziamenti a fondo perso da Enti pubblici (soldi nostri); presentare fidejussioni e passaporti falsi; non pagare le tasse (soldi nostri) e semmai farsi spalmare i debiti pubblici in un mare d’anni.
Hanno detto che se la Lazio fosse fallita i suoi tifosi avrebbero messo a ferro e fuoco la Capitale.
Dicono che se il Messina e il Torino fossero estromessi dalla serie A la terra tremerebbe in Sicilia e chissà cosa succederebbe sotto la Mole. Ma siamo diventati matti? Ma a che Società si è mai ridotta questa, se l’unico «valore» imprescindibile che ci è rimasto è il gioco del calcio? Ma non si vergognano gli Amministratori e i Politici che fanno gli Appelli e i Proclami a pro della barbarie? E quando ci vergogneremo noi che li votiamo?
Ma a proposito di noi, ebbene sì, due parole le meritiamo pure noi, giornalisti e tifosi. Si dice che i tifosi siano l’unica parte sana del calcio. È vero e falso.
Sono davvero convinti di non avere colpe, in quanto «mandanti», coloro che premono più o meno ricattatoriamente sui loro dirigenti affinché spendano e spandano per vincere, vincere, vincere e basta con qualunque mezzo, «a qualunque costo»? E noi giornalisti, che demagogicamente porgiamo cassa di risonanza alle loro insensate istanze, come la mettiamo?
Io ardentemente spero che l’anno di disgrazia 2005 sia l’anno di grazia del calcio. Smettiamola di stare con la testa conficcata nel pallone. Chi deve fallire fallisca. Chi deve fare un passo - o dieci, o cento - indietro si sbrighi. Chi si ostina a sobbarcarsi spese insostenibili vada in malora e si tolga dai piedi. Chi non accetta che la propria Società e la propria Squadra non siano all’altezza delle proprie pretese si orienti su basket, volley, rugby, pallanuoto, o faccia sport attivo anziché da seduto, vada per monti o per mare, ne guadagnerà in salute fisica e mentale. Con questi pensieri ben ficcati in testa mi accingo a vedere chi e cosa ci proporranno in sede di raduno, venerdì e sabato, Sampdoria e Genoa guidate da due grandi allenatori come Novellino e Guidolin.
Almeno in panchina, credete, non abbiamo niente da invidiare a nessuno. Per il resto, si vedrà.