«Chi ha lanciato i petardi non è di qui»

(...) in almeno una decina dei 37 bambini. A questo si aggiunga che l’acqua mancherà come minimo fino a martedì e i servizi igienici - del genere usato in occasione di concerti o eventi itineranti - necessitano di un potenziamento.
Condizioni precarie che si ripercuotono su una comunità già in crisi dal punto di vista sanitario, con quattro bimbi e due adulti in ospedale sin dal giorno successivo allo sgombero in via Ripamonti. Don Virginio Colmegna, una presenza fissa tra i rom in queste prime ore nella nuova sistemazione di Opera, traccia un bilancio della situazione. «Nelle tende fa molto freddo, c’è il pericolo che succeda qualcosa di grave per la salute delle persone che le abitano. L’impianto di riscaldamento dovrebbe essere riparato entro la notte. Serve comunque una nuova cucina - aggiunge don Virginio - perché quella che era stata portata qui non funzionava, come ci sarebbe bisogno di ulteriori spazi di socialità. Di sicuro i petardi di ieri e il caos di giornalisti e manifestanti hanno impaurito i più piccoli. Adesso cercano solo un po’ di tranquillità». Intanto i maschietti non sembrano averci fatto caso, prendono a calci un pallone sul terreno gelato. Facile prevedere cosa accadrebbe in caso di pioggia, con il fango a invadere le tende, poggiate a malapena su uno strato di linoleum. Gli altri, invece, trascorrono il tempo in una tenda bianca in compagnia dei volontari della parrocchia, che cercano di sopperire all’assenza di calore con pentoloni di tè bollente. Due bimbe disegnano: case, naturalmente. Case vere, coi tetti e le finestre al posto di cerniere e trasparenze.
«Proprio quelle che volevamo pagare noi per loro», giura Cristina Toniatti, che in quanto membro della delegazione di cittadini «per il no» al campo ha partecipato al tavolo del prefetto Lombardi. «Abbiamo proposto di trovare loro una sistemazione, in un residence o in normali appartamenti, a spese di oltre mille cittadini di Opera. Ma le istituzioni non hanno dato margini di trattativa. Il campo si doveva fare e basta. Il risultato è questo, farli stare al gelo e nella sporcizia. È così che si garantisce la dignità umana e la solidarietà, come scrive il sindaco Ramazzotti sui manifesti?». Altri residenti puntano il dito sugli sprechi. «Lo sapete quanto costa questa disorganizzazione? Fino a 25 euro al giorno a persona per ogni romeno ospitato, 150 euro di gasolio ogni quattro ore per mantenere i caloriferi accesi, e poi la sorveglianza 24 ore su 24. La verità è che agli amministratori interessava più quel denaro del nostro parere».
I fuochi si accendono al calare della sera; oltre le recinzioni quelli dei rom, a due passi dalla Statale quelli dei pasionari anti-campo. In mezzo le forze dell’ordine. Nella speranza che «i botti» di fine anno non siano sinonimo di altri disordini.