Chi ha sdoganato il gossip?

A separare la normalità giornalistica dall’imbarbarimento, oggi, non è solo l’assenza di una legge sulle intercettazioni: non sono stati i giudici ad aver messo la minigonna al Corriere e ad aver creato il fenomeno di Rossella Tremila. L’imbarbarimento mediatico è il cascame di una cultura ormai acquisita da tempo, è il definitivo sdoganamento del gossip sui quotidiani, è la contaminazione tra alto e bassissimo, lo straripare del cazzeggio autoreferenziale travestito da trend d’importazione, è la centrifuga parolaia di quei giornalisti e direttori che da qualche anno si sono ritrovati dall’altra parte della vetrina e hanno vissuto una straripante stagione di onnipotenza mediatica. Ciascuno prenda le responsabilità che gli competono. Se le prenda Enrico Mentana, che moraleggia e poi a Matrix invita a testimoniare l’infotainment people genere Pivetti e Fede. Se le prenda Carlo Rossella, principe extralight dell’Alta Portineria: assai divertito dai verbali sulle soubrette (parole sue a Otto e mezzo) ma dispiaciuto solo per Sircana. Se le prenda Paolo Mieli, guru del pettegolezzo seriosizzato, se le prenda il Corriere, che in prima pagina denuncia «Fangopoli» e a pagina nove la pubblica tutta. Quasi tutta.