Chi ha sparato a Cioni forse non era solo

(...) è stato trovato il cadavere di Maurizio Cioni, il cacciatore spezzino ucciso, forse dal suo migliore amico, forse per una «questione passionale». Il giorno dopo la prima soluzione, il giallo di Pallerone, con l’arresto della moglie delle vittima per concorso in omicidio, svela altri retroscena, intricando ancor di più il sottobosco di questa vicenda.
La versione attuale è che il cacciatore sia stato ucciso dal suo migliore amico poi suicidatosi per il rimorso, ma il movente passionale dopo l’arresto della moglie si amplia ad altre ipotesi, compresa una legata ai soldi, ed ecco arrivare la presenza sul luogo del delitto di un terzo uomo. Così resta ancora senza risposta la domanda più importante: Giordano Trenti, 45, amico e compagno di caccia della vittima, amico e confidente della moglie, legato a lei da una «insana passione», che si è sparato esattamente una settimana dopo la tragedia, è l’assassino?
La certezza matematica non c’è e Trenti vicino al proprio cadavere, quando ormai non aveva più motivo di mentire, ha scritto di non essere l’autore dell’omicidio. Inutile aspettarsi più di tanto dalle prove balistiche, non c’è la «palla» da cinghiale che ha trapassato il petto di Cioni, persa chissà dove nel bosco, e comunque le tracce di un fucile a canna liscia (come quello da caccia) non sono comparabili. In ogni caso tutte le ipotesi investigative partono dal fattore passionale e da lei, la seconda moglie, Clara Maneschi 44 anni, fredda, quasi calcolatrice, sino all’ultimo.
Di certo c’è che Clara resta l’istigatrice. Infatti Trenti era innamorato di lei, sembra non ricambiato, e Clara gli aveva confessato la crisi del suo matrimonio, evidenziata anche dalle violenze di un marito manesco. Così l’amico Giordano le aveva promesso che sarebbe riuscito a sistemare tutto, facendo in modo che sembrasse un incidente di caccia (a sentire quello che dice lei). Ed ora, morto Trenti, è solo Clara che sa tutto su questo giallo. La descrivono però diversa da una «mantide», lei che aveva uno spasimante pronto a tutto, così come sembra sia stato, ma anche un’altra relazione oltre a quella coniugale. Poi c’è il terzo uomo, che, sospettano gli inquirenti, potrebbe esser stato complice o quantomeno testimone dell’omicidio. Le sue tracce sono ben evidenti sul luogo del delitto, ma resta da capire chi sia e quale ruolo abbia avuto in questo giallo che puzza molto di «congiura».
Da qui le indagini diventano ancor più complesse e le domande si sprecano. Se Trenti, come ha lasciato detto prima di morire, veramente non è l’assassino allora qual è stato il suo ruolo? Forse il complice o il testimone? Ora Trenti, da morto, rischia di trovarsi cucita addosso, confermata molto dal racconto di Clara, la divisa del killer, difficile difendere la sua posizione, comodo nel caso in giro ci sia ancora l’assassino. E così i carabinieri seguono anche la pista che parla dell’assicurazione sulla vita di Maurizio Cioni: ben 130 mila euro, che potrebbero entrare in modo diretto e sconvolgente in questa storia macabra. L’inchiesta non è ancora chiusa.