Chi ha ucciso Meredith? Raffaele tace, Rudy parla 

Estradato dalla Germania l'ivoriano accusato di essere uno degli assassini della studentessa inglese: lui si proclama innocente. Stamattina l'interrogatorio

Roma - Maglione azzurro, giacca di pelle a coprire i polsi ammanettati, Rudy Hermann Guede è arrivato a Fiumicino in anticipo, poco prima delle 13 di ieri. Era su un volo di linea proveniente da Francoforte. Gli agenti dell’Interpol che lo scortavano lo hanno accompagnato fino agli uffici della polizia giudiziaria nello scalo romano.

Qui l’ivoriano, che era nella casa di via della Pergola, a Perugia, la sera in cui Meredith Kercher veniva uccisa, è rimasto un’ora abbondante ed è stato anche visitato da un medico prima di salire, in manette, sul cellulare della penitenziaria che lo ha portato nel carcere di Capanne, nel capoluogo umbro.

Stamattina, alle 9.30, potrà finalmente mettere a verbale la sua verità su quella notte di fronte al gip Claudia Matteini. La sua testimonianza è considerata un punto chiave nello sviluppo delle indagini sulla morte di Mez. Rudy Hermann era in quella casa. Lo prova l’impronta del palmo della sua mano, impressa nel sangue sulla federe del cuscino su cui era poggiato il cadavere della studentessa londinese. Lo conferma anche il suo Dna, ritrovato nel bagno grande della casa, sulla carta igienica recuperata nel water. E la sua firma biologica è stata rilevata anche sulla vittima, grazie al tampone vaginale, elemento decisivo secondo gli inquirenti per dimostrare che Rudy quella notte ha fatto sesso con Meredith. Nelle dichiarazioni rese ai magistrati di Coblenza, che in Italia però non hanno valore, Guede ha ammesso di aver scambiato effusioni con Mez la sera del delitto. Ma ha negato di averla uccisa lui, sostenendo di aver sentito le urla della ragazza mentre si trovava in bagno e di aver visto l’assassino scappare e di aver tentato invano di fermarlo. Rudy avrebbe anche raccolto le ultime parole dell’inglese, prima di fuggire in preda al panico, abbandonando la ragazza ferita a morte.

Si è invece avvalso della facoltà di non rispondere lo studente barese Raffaele Sollecito. L’interrogatorio di ieri mattina era stato richiesto dai suoi stessi legali due settimane fa, confidando che il pm Giuliano Mignini volesse ascoltare Lele prima dell’udienza del Riesame del 30 novembre. Saltata l’opportunità di «precisare» alcune incongruenze prima del faccia a faccia decisivo per la scarcerazione, l’appuntamento di ieri non ha riservato sorprese. I difensori di Lele, Marco Brusco e Luca Maori, entrando in carcere, avevano anticipato che non sarebbero emerse novità rispetto a quanto dichiarato venerdì scorso all’ultimo piano del tribunale di Perugia. E avevano aggiunto, riferendosi al duro giudizio contenuto nelle motivazioni con cui il Riesame aveva rigettato l’istanza di scarcerazione del giovane pugliese, contro la quale hanno annunciato ricorso in Cassazione, che «Raffaele è timido, ma non è una persona che si fa attrarre dalla violenza». Quanto all’arrivo del 21enne della Costa d’Avorio, Maori e Brusco hanno ribadito che Sollecito e Guede «non si conoscevano proprio», annunciando inoltre una nuova richiesta di incidente probatorio sulla compatibilità tra l’impronta ritrovata nel sangue accanto al corpo di Mez e le Nike di Raffaele. Il barese, che finendo in cella ha perso la sua seduta di laurea, in calendario lo scorso 16 novembre, ha inoltre avviato le procedure per concludere la sua tesi in carcere e discuterla entro gennaio. Dopo l’interrogatorio di Guede, che chiarirà se l’ivoriano intende confermare la versione data ai magistrati tedeschi, è previsto anche un nuovo incontro tra il pm Mignini e l’americana Amanda Knox, fissato per il prossimo 12 dicembre.