CHI LAVORA CON LA PAURA DEL BUIO

Confrontarsi ogni giorno con l'insicurezza, anzi ogni notte. È una realtà per chi lavora di notte nella nostra città. Una città tranquilla tutto sommato ma dove, di anno in anno, si moltiplicano gli episodi di microcriminalità e di teppismo. Piccoli furti, bullismo e machismo che sembrano diventati lo status simbol di giovani, anzi giovanissimi, sbandati che di notte scorrazzano per le nostre strade. I primi a farne le spese, in prima linea e spesso, loro malgrado, sulle prime pagine dei giornali, gli autisti dell'Amt. Una situazione nota da tempo ma sulla quale si sono prese ben poche decisioni. Si continua a parlare, i sindacati fanno pressione sull'azienda, l'azienda sulle istituzioni e intanto gli autisti aspettano. Che capiti di nuovo. Che se ne parli ancora e che arrivi la volta buona che le loro richieste vengano accolte.
Sono quasi 200 gli autisti che circolano di notte, su tutte le linee fino all'1.30 del mattino e sulla direttrice N1 e N2 fino alle 5, per poi ripartire con tutti i bus, garantendo così al popolo della notte, quello che lavora così come quello che si va a divertire, un servizio sempre presente.
«La prima necessità - spiega Mauro Nolaschi responsabile per il Sindacato Faisa Cisal - è il ponte radio diretto con la questura che permetterebbe agli autisti di richiedere un intervento in tempo reale. Un'altra necessità sono poi le porte di accesso al vano di giuda che andrebbero per lo meno alzate fino a soffitto permettendo di mettere in sicurezza e isolare il conducente. Si potrebbero poi installare dei chiavistelli interni alle porte di accesso al vano guida. Ultimo punto, ma forse il più importante, sarebbe poi la presenza di agenti, anche in borghese, sui nostri mezzi, compatibilmente con le disponibilità delle forze dell'ordine, naturalmente».
Richieste importanti, presentate già più volte all'Azienda e alle Istituzioni ma che per ora sono rimaste sulla carta. Così com'è rimasta lettera morta la proposta di concentrare in alcune zone della città i capolinea per fare in modo che la presenza di più autisti sia essa stessa un deterrente per i malintenzionati. Una soluzione di facile applicazione a costi contenuti, che metterebbe in sicurezza i dipendenti Amt almeno durante le soste.
«Ci sono stati numerosi incontri nei mesi scorsi con l'azienda e con la Prefettura e presto ne avremo un altro - continua Nolaschi -. perché la tutela dell'autista e con lui dei passeggeri è ormai diventata una vera e propria necessità. Se è vero che certi eventi non sono controllabili né prevedibili è anche vero che questo non può diventare un alibi per l'Azienda che deve tutelare i suoi due beni più importanti, i dipendenti e i mezzi».
Assistere a liti in mezzo alla strada, portare sull'autobus personaggi poco raccomandabili e magari ubriachi, tossici o intere piccole bande che si spostano da un quartiere ad un altro per svolgere i loro traffici, vedere quotidianamente piccole violenze o assistere a scippi e furti è una realtà con cui chi gira di notte è costretto a fare i conti, «ma il problema non è più circoscritto come un tempo - continua Nolaschi -. Certo alcune zone come il Cep o il Ponente sono più insicure ma il problema ormai è generalizzato. Basti pensare che pochi giorni fa è successo anche sul 480 che porta a Sant'Eusebio». Ma non solo, i problemi infatti non ci sono solo durante la notte, orario in cui, si sa, la criminalità ha condizioni favorevoli per operare, «ormai anche il giorno presenta i suoi problemi. L'aggressione al capolinea del 49 è un esempio. Erano le 6.30 del mattino quando i due giovanissimi sudamericani hanno aggredito, fisicamente, non solo verbalmente, e hanno derubato, l'autista».
Due episodi sui tanti che ogni anno vengono raccontati dalle cronache dei giornali a cui si aggiungono quei momenti di paura e tensione, quegli scontri verbali che nessuno racconta.
Altra storia invece quella dei lavoratori dell'Amiu, un'altra categoria di notturni, che puliscono le strade quando la città dorme. Non tutta però. «Noi lavoriamo durante la notte solo in zone come via XX Settembre, il centro storico e presso i centri commerciali, nelle altre zone sarebbe impensabile, vista anche la mancanza di illuminazione - spiega Giorgio Mazzucchelli Segretario regionale Fiadel -. L'unica zona in cui ci sono dei problemi è il centro storico dove girano mezzi piccoli e uomini a piedi. C'è molto controllo ma fenomeni di furti, portafoglio e soldi, e piccola delinquenza, sono una realtà».
E il pensiero corre al titolo di un vecchio film «Un tram chiamato desiderio» con la speranza che presto gli autobus non siano più nei «desideri» dei delinquenti.