«Chi mi ha inchiodata a questa sedia gira libero» Un branco di cinque ucraini ha tentato di stuprarla, ma Marya li ha respinti. L’hanno «punita» gettandola dalla finestra Salva per miracolo è stata in coma due mesi. Ha riconosciuto i suoi aguzzini,

Quella nuova amica proprio non piaceva alla famiglia di Marya. Soprattutto ad Hanna la mamma della giovane ucraina che questa estate, dopo aver resistito a una violenza sessuale, è stata punita nella maniera più crudele. Con un volo dal sesto piano di un palazzo di Lainate. Un volo che l’ha costretta su una carrozzella. «Quella domenica – ricorda la madre - Marya, che in genere non usciva mai di casa, doveva andare in piscina con un altro amico; poi ha chiamato Natasha, conosciuta da poco, e l’ha convinta a cambiare idea. In cuor mio comunque non era tranquilla». Presentimento di madre, che però non poteva immaginare quanto sarebbe accaduto alla sua ragazza nelle ore successive. «Abbiamo incontrato altri amici al parcheggio di Seregno da dove partono i corrieri che consegnano i pacchi in Ucraina - ha ricordato Marya - ci siamo uniti a loro salendo su una specie di furgone. Ma anziché in piscina si era deciso di andare a Lecco. Per strada tutti hanno cominciato a bere vodka, offrendola anche a me per farmi stordire. Infatti poco dopo ho cominciato a star male». A questo punto la comitiva cambia itinerario, ma non l’obiettivo, che era quello di approfittare della ragazza e vanno a Lainate dove un loro connazionale ha l’alloggio vuoto, in assenza dei genitori. «Doveva essere una sosta per me che stavo male e anche per preparare una cena per la sera. Invece era una trappola». La giovane infatti si reca in bagno per liberare lo stomaco dalla vodka e per rinfrescarsi, ma dopo un po’ si sente afferrare alle spalle da un giovane del «branco» che nel frattempo aveva calato braghe e slip. «Mi sono difesa, l’ho respinto ma lui insisteva e gli altri anziché difendermi se ne sono andati. Prima di tutti la mia amica». Marya non si rassegna comunque; scappa, raggiunge Natasha in strada e cerca di salire sul furgone con lei, per farsi riportare a casa. Ma l’altra irritata, chiude la portiera lasciandola ancora sola.
«Nell'appartamento avevo lasciato il mio telefonino e altri oggetti, così ho chiesto al padrone di casa e al giovane che aveva cercato di violentarmi, di riportarmeli - ricorda in lacrime - . Non c’è stato verso. Sono salita e rimasta sul pianerottolo piangendo e strillando, ma sono stata trascinata dentro con la forza». E a questo punto va in scena l’ultimo atto di un pomeriggio terribile. Viene chiusa la porta a chiave, e riprendono le avance nei confronti dalla vittima, che in pochi attimi si ritrova seminuda. «Ho lottato tanto che mi sono rimasti i segni sulle braccia; poi sono scappata vicino la finestra per gridare e chiedere aiuto. Ma quello che aveva provato a usarmi violenza in bagno ha perso la testa, e dopo avermi gridato “tu non sai con chi hai a che fare”, mi ha spintonato ripetutamente facendomi volare dal sesto piano». Il resto Marya non lo ricorda, ricoverata d’urgenza all’ospedale di Legnano, dopo l’allarme di una bambina che abita nello stesso palazzo e che aveva visto «cadere una bambola». Il ricovero, il coma durato due mesi e poi finalmente l’interrogatorio da parte degli investigatori e il riconoscimento fotografico di tutti i protagonisti di quell’incubo. «Protagonisti che però, nonostante i pesanti capi di imputazione a loro carico, che vanno dal tentato omicidio, alla tentata violenza, - sottolinea l’avvocato Luciano Lampugnani di Rho, che difende la ragazza - grazie alla lentezza della nostra giustizia sono ancora e tranquillamente in libertà».