Chi non ama i cani non ama i cristiani. Ma chi li ama...

Caro dott. Granzotto,
la sua risposta al sig. Bertolini da Trento si ispira, seppur più cautamente, al famoso detto-sentenza popolare: «Chi non ama i cani non ama i cristiani». Dato che per la logica consequenziale al citato assunto, s’assume che, al contrario, chi ama i cani ama i cristiani, vorrei sapere come mai quasi tutti i proprietari lasciano che le loro bestie disturbino abbaiando e ululando, sporchino i luoghi dove i bambini giocano, aggrediscano e, a volte, sbranino la gente e, in caso di lamentele, rispondano con arroganza, se non peggio. Altro che amore!


Ma è così sicuro, caro Lo Vecchio, che risponda a verità l’assunto «chi non ama i cani non ama i cristiani» e il suo inverso? Io conosco uomini e donne che, pur essendo fior di misantropi, il loro cane lo amano alla follia. Così come conosco filantropi coi fiocchi che non farebbero una carezza nemmeno al mio Billi, che pure è il cane più bello, buono, educato, intelligente del mondo (scusi, sa, ma per noi cinofili il nostro cane è sempre e solo così). Prenda Adolf Hitler: adorava la sua Blondi, un pastore tedesco, ma non si può davvero affermare che amasse i suoi simili (se è per questo il Fuhrer era anche vegetariano, animalista, ambientalista e nemico del fumo. Tutte cose oggi portate in palmo di mano e quasi sinonimi di buon cuore, mansuetudine, impegno civile. Mai fidarsi delle apparenze). E poi, chi lo ha detto che chi ha un cane necessariamente lo ami? C’è chi l’acquista o l’adotta per farne il giocattolo per i bambini salvo poi abbandonarlo, quando non diverte più o diventa una seccatura, sul ciglio d’una strada. C’è chi lo fa per braveggiare e incutere timore, scegliendo generalmente cani di razza mordace e pugnace. Tutta gente che con le dovute eccezioni, sempre che ce ne siano, non ama il proprio cane, anche se non è detto che per questo non ami nemmeno i cristiani.
Se mai coloro che amano i cani hanno una colpa, è quella di dar per scontato che tutti nutrano lo stesso sentimento (viene chiamata «sindrome di mammà»: ogni mamma è infatti intimamente persuasa che, anche se mette le sue appiccicose manine dappertutto, anche se strilla come un’aquila, anche se fa la pipì - pipì d’angelo, d’altronde - dove non dovrebbe, la sua creatura manda in estasi gli astanti). Mentre il mondo è pieno di gente che non gradisce vederseli tra i piedi, subirne le «feste» o, meno che mai, le loro leccate socializzanti (che talvolta vengono definite, con linguaggio agghiacciante, «bacini»). Ma agli appartenenti a questa categoria basta dirgli di tenere il cane alla larga. Ci restano male, non se ne fanno una ragione, però eseguono. Non così - e qui caro Lo Vecchio le do pienamente ragione - si comporta chi rifiuta di raccattare con un sacchetto di carta l’escremento lasciato, magari nel bel mezzo d’un marciapiedi, dal proprio cane. O, peggio ancora, molto ma molto peggio, chi porta a spasso un rotweiler o un pitbull privo della regolamentare museruola. In questi casi i suoi parametri saltano, caro Lo Vecchio. Non è più questione di amore o non amore, di cani e di cristiani. Ma di zucca. Vuota. E con quelle zucche lì, niente da fare: il «dialogo» non funziona (e sì che a sentir Prodi funziona persino con quella zucca invasata d’un Mahmud Ahmadinejad).