Chi parla di sparatorie

Non pensiate che un centrosinistra che andasse al governo modificherebbe immediatamente la nuova legge sulla legittima difesa. Lo stesso varrebbe per poliziotti di quartiere, sorveglianza del territorio, persino l’ossatura della Bossi-Fini: il neo governo manterrebbe i vari impianti legislativi salvo appena riverniciarli. Per intanto abituiamoci a che la pistolettata a un rapinatore faccia più notizia di quella a un rapinato, e a che la difesa abbia più rilevanza dell’offesa. A sinistra ovviamente ben sanno che la criminalità è cambiata, che la deterrenza ha fatto il suo tempo, che la nuova devianza è figlia dell’immigrazione e di gente che spesso non conosce neanche la nostra lingua, che sa a malapena in che Paese si trova, che solamente sa, al limite, che se la beccheranno finirà in galera: ma non è che valuterà le nuove legislazioni in materia, prima di progettare una rapina. A sinistra, come a destra, sanno che neppure uno stato di polizia potrebbe impedire che un balordo tenti una rapina se proprio ha deciso di farla; allo stesso modo, sanno che nessuna pistola celata sotto il bancone potrà mai scoraggiarlo del tutto. A sinistra, come a destra, sanno che la prevenzione generale e l’autodifesa personale sono complementari, e che non sarebbe materia sulla quale imbastire sparatorie elettorali l’uno contro l’altro. Il dettaglio è che siamo in campagna elettorale. L’altro dettaglio è che lo siamo da cinque anni.