«Ma chi partecipa poi non può negare l’otto per mille alla Chiesa»

«Avevo già deciso di andare ad ascoltare l’Angelus prima ancora che il cardinale Camillo Ruini lanciasse il suo appello. Sono credente, ho la fortuna di abitare a pochi passi da San Pietro e dunque la domenica ci vado spesso. In questo caso mi sembra importante testimoniare, anche attraverso la presenza fisica, la mia solidarietà a Benedetto XVI».

Onorevole Maurizio Gasparri, pensa che in tutta questa vicenda la politica, la buona politica, abbia fallito?

«C’è stata una carenza incredibile da parte del governo. Di fronte all’esclusione di Papa Ratzinger dalla città universitaria avrebbe dovuto intervenire. Il governo doveva garantire il sereno svolgimento della cerimonia. Questo avrebbe dovuto fare il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Il governo se ne doveva fare carico e pure il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, poteva dire: Santità io sarò al suo fianco. Noi come opposizione, come Alleanza nazionale, non potevamo farlo. Altrimenti saremmo stati accusati di soffiare sul fuoco e di voler alimentare le contestazioni».

E che cosa può e deve fare adesso la politica?

«Dimostrare coerenza. E lo dico soprattutto per quelli che oggi saranno qui in piazza San Pietro. Non c’è un problema di condizionamento del Vaticano, non ci sono visioni teologiche. Palmiro Togliatti non ha mai contraddetto il valore della famiglia così come è sancita dalla nostra Costituzione. Si tratta di difendere quei valori scritti nella Carta Costituzionale che noi legislatori dovremmo condividere. Non è che si viene qui all’Angelus e poi domani in Parlamento si nega l’8 per mille alla Chiesa o si vota per equiparare le convivenze anche omosessuali alla famiglia».\