Chi piange e chi ride nell'estate della crisi...

La rubrica "Zuppa di Porro" si occupa oggi degli umori delle persone che contano in que­sta estate piena di intercettazioni, guerre tra procure e ministri
dell’Econo­mia che si dimettono da inquilini

La zuppa si occupa oggi degli umori delle persone che contano in que­sta estate calda, piena di intercettazioni, guerre tra Procure e ministri dell’Econo­mia che si dimettono da inquilini. Ottimo l’umore di Silvio Scaglia e dei suoi uomini Fastweb. Davanti alla Procu­ra di Roma sono sfilati i 40 testimoni del­l’accusa. Più o meno gli stessi che la dife­sa porterà a sua discolpa. Si tratta, per Scaglia&Co,di smontare l’accusa di asso­ciazione a delinquere di tipo transnazio­nale. Mica poco: grazie a questa ipotesi di reato si sono fatti un anno di carcere preventivo.

Il dibattimento sta smontan­do pezzo per pezzo le ipotesi iniziali.C’è da scommettere che se le cose continueranno così il massimo che in primo grado potranno beccarsi è qualche reato minore di tipo tributario. Un buon punto per la difesa anche la testimonianza di Francesco Micheli che più o meno ha detto: tutti in Fastweb erano uomini di Scaglia, compreso mio figlio. Si tratta della grande scuola Omnitel, da cui è nata la cultura del mobile in Italia. Pessimo l’umore del grande accusatore Fastweb, il procuratore Giancarlo Capaldo. Per prassi del Csm chiunque subisca l’apertura di un fascicolo disciplinare da parte dell’organo di autogoverno della magistratura vede preclusa ogni promozione. Svaniscono così le sue buone carte per sostituire Giovanni Ferrara, come capo della Procura di Roma. Salgono le quotazioni dei pm Paolo Ielo e Nello Rossi.

Un gruppo, considerato oggi emergente a Roma, ben collegato con i giudici di Milano (Francesco Greco) e che probabilmente riuscirà a portarsi a casa la delicata inchiesta Finmeccanica, fino a ieri condivisa, con qualche attrito, proprio con Capaldo. Fuori Achille Toro, il pm romano che ha patteggiato per la questione Protezione civile, e fuori Capaldo, il tam tam parla di una nuova casella, a Roma, per magistratura democratica. E così la componente di sinistra, piazza le sue pedine a Milano, Napoli e Roma. En plein. Ottimo l’umore di Giuseppe Rotelli, il fondatore del gruppo ospedaliero lombardo San Donato, per lo scampato pericolo San Raffaele. Il gruppo di Don Verzé ha preferito una soluzione pubblico-istituzionale ( il Vaticano) a quella privata e di mercato (Rotelli) per il suo salvataggio. Rotelli è fuori dalla partita del San Raffaele, ma anche dai suoi debiti, che sembrano essere d’improvviso lievitati a quota 1,4 miliardi e da quella zona grigia di interessi con la politica, che con molte informazioni il Corriere della Sera sta svelando.

Il gruppo San Donato fattura 800 miliardi di euro, è leader in Italia e tra i quattro grandi in Europa e non sarebbe stato il primo salvataggio della sua carriera: l’ultimo fu quello del gruppo di Antonino Ligresti. Il San Raffaele e la sua forza universitaria hanno ricavi per 600 miliardi. Di questi però 200 sarebbero non attinenti all’attività ospedaliera stretta (tra questi anche il cinque per mille e donazioni varie). Vista anche la determinazione dei nuovi soci nel far fuori dalla gestione operativa Don Verzé, molti si chiedono perché il geniale fondatore del San Raffaele abbia deciso così precipitosamente di non aprire una trattativa con Rotelli. Nero l’umore dei banchieri di Mediobanca. Si fa per dire, ovviamente. Ma sono proprio loro ad aver subito per primi la botta fiscale di Tremonti: nel cedolino delle loro buste paga di luglio è comparsa la voce «tassa addizionale sui bonus».L’ultima manovra ha previsto l’aumento del 10 per cento delle imposte sulle gratifiche. Prima venivano tassati all’aliquota personale massima: sempre che il premio non superasse di tre volte lo stipendio fisso. Dal primo luglio Tremonti ha deciso che qualsiasi premio avrà una sovrattassa del 10 per cento. Mediobanca infatti chiude il bilancio a giugno ed eroga i premi a luglio.

Per i bankers di Intesa e Unicredit, per citare solo le due più grandi, la botta arriverà solo ad aprile dell’anno prossimo. Magra consolazione. Rosso invece l’umore di Stuart Gulliver, superboss della banca Hsbc. La settimana scorsa è volato da Luca Cordero di Montezemolo a Maranello e si è ordinato una 599 Gto nuova di zecca e di co-lore Rosso Corsa ( uno delle tre tonalità di rosso del Cavallino). Si tratta della Ferrari più performante mai costruita, ne verranno prodotte 599 e costa circa 320mila euro. Non è un problema per un banchiere che (nonostante le nuove addizionali applicate anche nel Regno Unito) si è portato a casa negli ultimi due anni bonus per circa 20 milioni di euro. Nella sua prima uscita al Ft disse della sua banca: «Hsbc è come una macchina che ha dodici cilindri, ma ne usa solo otto. Vorrei portarla almeno a dieci». È proprio fissato con i dodici cilindri di Maranello.

P.S. Domanda estiva per il ministro Gelmini. Tra i tanti corsi di laurea che ha promesso di tagliare sono previsti quello di igienista dentale (Minetti) e quello di Scienza della sicurezza economico finanziaria (Milanese)?