«Chi rappresenta Cristo non può essere gay»

Monsignor Grillo: i sacerdoti devono aver raggiunto la maturità affettiva

Andrea Tornielli

da Roma

Il Vaticano, con l’Istruzione che verrà resa nota a fine novembre, i cui contenuti sono stati anticipati ieri dal Giornale, ha deciso di chiudere la porta dei seminari a coloro che praticano l’omosessualità o hanno tendenze omosessuali «profondamente radicate». Anche la Cei si prepara a discutere, nel corso dell’assemblea generale che si svolgerà da lunedì ad Assisi, il testo di un documento sulla formazione nei seminari che affronta anche il tema dell’omosessualità. Nella bozza, secondo indiscrezioni, viene dichiarato che l’orientamento omosessuale è «obbiettivamente incompatibile» con il ministero sacerdotale anche a causa delle difficoltà che «tipicamente l’accompagnano». Sull’argomento ecco il pensiero del vescovo di Civitavecchia Girolamo Grillo.
Non le sembra eccessivo dichiarare l’incompatibilità dell’omosessualità con il sacerdozio?
«Bisogna intendersi sui termini. Credo sia sacrosanto non far accedere al sacerdozio chi non ha risolto i problemi legati alla sfera affettiva e sessuale. Mi riferisco al fatto che il candidato deve aver raggiunto quella che nell’esortazione Pastores dabo vobis, pubblicata da Giovanni Paolo II nel 1992, viene definita come “maturità affettiva”. La persona deve aver raggiunto questa maturità e deve essere in grado di vivere in castità la scelta del celibato».
Alla castità però sono chiamati tutti, anche chi ha tendenze eterosessuali...
«Certo. Tutti i candidati al sacerdozio devono avere raggiunto la maturità affettiva prima dell’ordinazione».
Che cosa accade se un seminarista pratica l’omosessualità?
«Bisogna ribadire che gli atti omosessuali sono intrinsecamente disordinati e chi li pratica commette un peccato grave, mentre le persone che presentano tendenze omosessuali non vanno discriminate ma aiutate. Se queste tendenze appaiono radicate profondamente, bisogna dissuadere il seminarista a proseguire. Pensiamo allo scandalo per i fedeli se il loro sacerdote, che deve essere immagine di Cristo, risultasse praticare l’omosessualità...».
Questo significa che può diventare prete l’omosessuale che vive castamente?
«Il disordine, la crisi, l’immaturità affettiva e sessuale, deve essere superata prima che il candidato possa ricevere gli ordini. E ritengo debba aver dimostrato di sapersi controllare e vivere castamente per un periodo sufficientemente lungo prima di essere ammesso al sacerdozio».
Non crede che qualcuno griderà allo scandalo perché così la Chiesa discrimina gli omosessuali?
«Sarebbe davvero curioso che, dopo gli scandali recenti purtroppo accaduti in alcuni Paesi, si rimproverasse la Chiesa perché non forma bene i suoi seminaristi e non vigila sui suoi preti, e allo stesso tempo la si accusasse di discriminare le persone proprio mentre cerca di far sì che certi abusi non abbiano più a verificarsi».