Chi sarà l’informatrice di Moccia?

Prima di affermare sconsideratamente che l’ultimo romanzo di Federico Moccia (Amore 14, Feltrinelli) è una finestra spalancata sul misterioso, criptico mondo dell’erotismo adolescenziale bisogna rispondere ad alcune domande. Intanto bisogna assicurarsi che l’autore non abbia inventato tutto, immedesimandosi in una quattordicenne e mimandone i pensieri più reconditi, i palpiti del cuore, i primi fremiti. In questo caso il libro non sarebbe attendibile, e non avrebbe valore di verità. Sociologi e giornalisti resterebbero a bocca asciutta.
Scartiamo questa ipotesi e ammettiamo che Moccia abbia degli informatori, delle gole profonde che gli spifferano tutto. Anzi, visto che le rivelazioni della protagonista, Carolina detta Caro, sembrano verosimili, certamente si tratta di una giovanissima informatrice. A questo punto si danno due possibilità. L’informatrice gli racconta ogni cosa senza peli sulla lingua, scendendo in dettagli anche piuttosto piccanti («la sua mano è calda e si sposta lungo il bordo delle mutandine...») Questo, però, è improbabile, perché sarebbe scandaloso. In fondo Moccia ha quarantacinque anni: cosa penserebbe di lui la parte di nazione incapsulata nell’ideologia del TG1? Quella popolata solo di madri, di figli... La seconda possibilità è dunque più plausibile: l’informatrice si ferma, per così dire, sulla soglia della camera da letto. O meglio, trattandosi di ragazzini, sulla soglia di una grotta, in una pineta, o al di qua dello scafo di una barca rovesciata sulla spiaggia. Quello che accade al di là, Moccia ha dovuto inventarselo.
Potrebbe darsi un’ultima possibilità. L’informatrice è, in realtà, maggiorenne, una donna di vent’anni che ricorda quello che faceva quando ne aveva quattordici. Ma siamo al punto di partenza: chissà nel frattempo come sono cambiati, i mores sessuali dei piccoli italiani.