Chi scambia San Gennaro per il 118

Marcello D’Orta

M’ero proposto, questa settimana, di non parlare di Napoli, per non essere tacciato dai miei lettori di campanilismo. Andavo cercando nei giornali notizie che riguardavano altre realtà, e qualcuna interessante l’avevo pure individuata, ma ecco che capita fra le mani Le Figaro, e chi ci trovo? Nientemeno che San Gennaro! La conoscenza della lingua francese (risultato di un paio di ripetizioni scolastiche estive) mi mette in condizione di leggere e capire bene l’articolo.
Esso occupa un’intera pagina ed è a firma di tale Vianney Aubert.
Ora, uno, da una «francesina», si aspetta sempre cose graziose, cose che in qualche modo siano in sintonia con il modello di francesina che ha l’italiano, il modello Françoise Hardy, per intenderci, il modello Sylvie Vartan. Quando mai! A leggere quello che è scritto nell’articolo, viene da pensare piuttosto a un Adriano Pappalardo in gonnella, per il tono arrabbiato e il veleno sparso nel testo.
Si tratta di un reportage sulla liquefazione del sangue di San Gennaro, presentato sin dalle immagini che lo accompagnano, in modo capzioso: due fotografie, una, grande, che campeggia la pagina, presenta il busto del Santo in processione, l’altra, più piccola, in basso, un delitto di camorra. L’accostamento, evidentemente, non è casuale: sangue nella teca e sangue nelle strade. Ovvero, superstizione e delinquenza: questa è Naples.
Proprio sulla credenza popolare che considera autentico e (per conseguenza) miracoloso lo scioglimento del sangue è incentrato il servizio, che attraverso le parole di Voltaire: «Che cos’è dunque il sangue di San Gennaro, che voi liquefate tutti gli anni quando lo avvicinate alla sua testa? Non sarebbe meglio occupare diecimila persone in lavori utili, invece di far bollire il sangue di un santo per farli divertire? Provate piuttosto a fare bollire qualcosa nelle loro pentole» arriva a considerare l’evento come una simulazione, un inganno, una montatura, ancorché organizzato benissimo.
L’accusa non è certo nuova. Johann Kaspar Goethe, padre del poeta, riteneva che la liquefazione del sangue di San Gennaro fosse «un puro sacro inganno»; Charles de Brosses definì il miracolo «un graziosissimo capitolo di chimica»; il marchese de Sade parlò di «sciocca insulsaggine»; Montesquieu riteneva che il sangue raggrumato «deve liquefarsi per forza» venendo «da un luogo fresco» a «un luogo riscaldato dalla moltitudine del popolo e da un gran numero di candele». Ciò che è nuova (almeno per me) è la “pretesa” della giornalista, la quale si domanda perché mai San Gennaro (in francese: Saint Janvier, San Gennaio) non abbia fatto niente in occasione del colera, del terremoto e di altre calamità naturali e “artificiali” (disoccupazione, camorra ecc.). Per la Aubert San Gennaro dovrebbe essere a disposizione dei partenopei ventiquattrore al giorno, una sorta di 118 pronto a intervenire in ogni circostanza sfavorevole, incluso (si suppone) le sorti della squadra di pallone.
A questo punto ci domandiamo cosa sappia del patrono di Napoli la giornalista. Evidentemente ignora che il Santo, nei secoli, ha soccorso Napoli in occasione di eruzioni, pesti, terremoti, maremoti, iatture di ogni tipo. Ignora che non solo il popolo, ma fior di intellettuali hanno creduto e credono nel miracolo. Ignora che la scienza ha alzato le mani davanti al fenomeno. E soprattutto confonde la fede con la superstizione.
Che dire, San Gennaro mio bello? Ancora una volta hanno messo in discussione il miracolo. Ma Tu non te la prendere, e ricorda quel che scrisse una mano anonima sotto una Tua statua, all’indomani della cancellazione del Tuo nome dal calendario: “San Gennà, futtaténne!”.