Chi di sentenza ferisce

Di Pietro, faccia il favore: stia zitto. Non dica, quando i Mastella rispolverano le faccende dei 100 milioni e delle Mercedes, che «la magistratura ha già condannato i miei diffamatori». Non dica balle, cioè. La magistratura non ha condannato nessun diffamatore: la magistratura, precisamente il giudice Francesco Maddalo con sentenza del 29 gennaio 1997, a Brescia, ha scritto che Di Pietro «vendette un’auto che non gli appartiene» e che fatti del genere «rivestono caratteri di dubbia correttezza se visti secondo la condotta che si richiede a un magistrato». Questo si legge a pagina 156. Tre pagine prima, invece, si apprendeva che tali comportamenti «l’indussero a dimettersi da magistrato» visto «il timore nutrito da Di Pietro per i possibili esiti di un’inchiesta disciplinare», e visto che «i sistematici favori di Giancarlo Gorrini» (che Le diede i 100 milioni) «oggettivamente potevano presentare connotati di indubbia rilevanza disciplinare». Parliamo di una sentenza definitiva a cui Lei, Di Pietro, non presentò Appello: una sentenza che «fa stato quanto ai fatti accertati», come si dice, e che perciò annullò ogni altro pronunciamento sul tema. Non siamo proprio tutti senza memoria, dottor Di Pietro. Quindi stia muto, grazie.