Chi si droga non perde il lavoro

da Milano

Nessun licenziamento, nessuna sanzione che serva da monito a conducenti di bus, treni, navi, piloti di aerei, addetti a gas tossici, a controllori di volo che fanno uso di stupefacenti. Soltanto uno spostamento e a volte pure temporaneo del lavoratore-tossicodipendente e corsi al Sert per recuperare il soggetto a rischio.
Il regolamento sui test antidroga voluto del ministro Livia Turco e approvato ieri dalla Conferenza Unificata è edulcorato e molto blando. L’unica cosa positiva è l’obbligatorietà dei test che prima venivano effettuati a discrezione delle aziende e ora verranno periodicamente effettuati con i criteri stabiliti dalle nuove regole che danno attuazione all’125 del Dpr n.309 del 1990.
In pratica, sulla base di questo regolamento, l’autista, tristemente famoso per aver ribaltato il bus nel Vercellese e aver fatto perdere la vita a due bambini, potrebbe riprendere servizio come autista. E questo perché non era un tossicodipendente abituale ma solo occasionale (almeno secondo le sue dichiarazioni). L’articolo 9 del regolamento, infatti, spiega che «la temporanea inidoneità alla mansione, potrà essere modificata positivamente ove venga esclusa dal Sert una condizione di tossicodipendenza o venga attestato il positivo recupero».
Quando invece si scopre che il dipendente è un drogato abituale, le cose cambiano. Non perde il posto di lavoro ma viene disintossicato e assegnato a una mansione diversa da quella a cui era addetto. Il semplice spostamento vale anche per chi si rifiuta di sottoporsi al test antidroga anche se, sulla carta, rischia l'arresto fino a 15 giorni e un'ammenda da 100 a 300 euro. Più salata la sanzione per il datore di lavoro che non sposta dalle mansioni pericolose un dipendente tossico: la pena è l'arresto da 2 a 4 mesi e una multa salata (l'equivalente dei 50 milioni di lire).